Decreto sicurezza. Il razzismo di Salvini a Bologna costa 4 milioni

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Bologna, 2 nov. – Il Consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede la sospensione dell’applicazione del decreto legge in materia di immigrazione e sicurezza voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Le ragioni sono innanzitutto di carattere sociale e di sicurezza: “Primo rischio per i migranti è essere oggetto di aggressioni”, spiega Andrea Colombo, consigliere del Pd. Il capogruppo di Coalizione Civica Federico Martelloni insiste invece sul rischio di smantellamento del sistema Sprar, di cui Bologna è capofila. Si valutano poi le ricadute economiche: “L’Anci ha stimato 280 milioni di euro di costi in più che ricadranno sui servizi sociali assistenziali e sanitari dei territori e dei Comuni, perché le convenzioni internazionali e la Costituzione richiedono di assicurare livelli minimi di assistenza. Oggi sono a carico del sistema nazionale, con il decreto Salvini sarebbero scaricati sui Comuni. Per Bologna potrebbe esserci un aggravio di 4 milioni di euro“.

“Ora la Giunta – conclude Martelloni – deve confrontarsi sia con gli operatori dei servizi sia con i giuristi, che fin da subito hanno sottolineato gli elementi di incostituzionalità del decreto, ma che adesso sono chiamati a capire come utilizzare gli strumenti di cui dispone l’amministrazione comunale per mettere i bastoni tra le ruote a questa macchina lanciata contro il sistema di accoglienza diffusa”.

      Bologna contro il dl sicurezza - intervista a Martelloni (Coalizione Civica) e Colombo (Pd)

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