Danilo De Biasio, Radio popolare

Manifestazione per le vittime della mafia: un’inviata (Antonella, ha scritto anche un libro sul tema!), ma sentiamo anche il magistrato che dovrà evitare le infiltrazioni mafiose nell’Expo. Poi c’è il corteo a Roma per l’acqua bene pubblico: ci mandiamo Nello che ha curato tutte le trasmissioni sull’argomento e gli facciamo confezionare un reportage, così chi era al corteo si può risentire. Questo sabato è proprio tosto: tre manifestazioni, c’è anche quella del Pdl. Luigi parte con il primo treno e raggiunge Marta per fare la diretta. Niente studio mobile: costa un botto. Poi c’è da seguire la marcia delle camicie rosse in Thailandia: telefoniamo a Stefano che vive lì da anni. Sul newroz c’è quella delegazione italiana in Kurdistan; per il ballottaggio in Francia bisogna dire a Checco di preparare un pezzo sull’astensionismo record. Vita di tutti i giorni a Radio Popolare, alle prese con l’esigenza di coprire sempre più eventi, di essere nei cortei di Roma e Bangkok come nelle vie di Milano dove il sindaco vuole imporre il coprifuoco. Perché l’informazione viaggia sempre più veloce (troppo?) e gli ascoltatori vogliono sapere, discutere, riflettere. Svolgere questo compito è arduo, ma gli ascoltatori (il nostro vero contributo sull’editoria) ci sostengono, anche economicamente, proprio per questo. Quando il Manifesto rischiava di perdere i contributi statali le radio di Popolare Network erano al suo fianco. E quando – momentaneamente – è riuscito a vincere la sua battaglia ha scritto: “La guerra sui contributi ha finito per produrre vittime collaterali”. Siamo noi, radio e televisioni locali, i danni collaterali di quel conflitto, ancora una volta asimmetrico come tutte le guerre moderne: il Governo non ha colpito i “furbetti”, le emittenti che fanno capo a movimenti politici inesistenti, né tanto meno i grandi gruppi editoriali che divorano buona parte dei fondi statali, ma ha tolto i rimborsi per le spese telefoniche, elettriche, per le agenzie, ovvero quanto serve ad una radio d’informazione. Ciò che Berlusconi prova a fare con altre armi alla Rai (vedi il caso Annozero) lo fa con la leva economica all’emittenza locale: la strangola e la costringe a non fare più informazione. Le radio di Popolare Network stanno resistendo, anche da queste pagine. Seguiteci: ne guadagnerà il pluralismo.

Danilo De Biasio

direttore di Radio Popolare di Milano

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