Contro “la guerra globale contro le donne”. Sciopero e corteo

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Bologna, 24 nov. – Non ci si può rassegnare alla violenza sulle donne. Il “comitato per lo Sciopero delle donne” lancia un corteo anche a Bologna martedì 25 novembre alle 18 da piazza XX settembre. Quella che accade ogni giorno, scrivono le attiviste nel volantino di lancio è  “una guerra globale condotta nel mondo contro le donne”. Gli esempi sono diversi, dalle donne rumene sfruttate in Italia alle ragazze nigeriane rapite da Boko Haram.

Tra le altre iniziative organizzate all’interno del Festival “La Violenza Illustrata” martedì 25 novembre è previsto anche un dibattito in università: “Gender Washing. Quando le aziende cercano di pulire la propria immagine finanziando campagne contro la violenza sulle donne”. Il convegno si terrà in via Filippo Re dalle ore 17.

Di seguito il comunicato del corteo:

Scendiamo in piazza contro la normalizzazione della violenza perché non ridiventi-nell’immaginario comune-un dato “naturale” e ineluttabile.

L’entità del femminicidio è enorme nel nostro paese, malgrado le nostre lotte e i tentativi
malriusciti di governi colpevolmente incompetenti a legiferare in materia.
Le violenze non sono tutte contabilizzate o contabilizzabili qualsiasi dato è in difetto, qualsiasi statistica sottostimata.
Ciò che manca ancora e più di tutto, oltre ad un’impunità giuridica troppo spesso garantita, è una condanna sociale generalizzata, che possa creare una cultura di rigetto del femminicidio e faccia da argine al dilagare della violenza in tutti i suoi aspetti.

La violenza maschile è strutturale e funzionale al sistema patriarcale e capitalista, questo sistema
in cui viviamo ha bisogno di uomini violenti necessari volta per volta per la guerra o per la repressione, anche per questo lo stato non porta avanti una lotta seria contro la “cultura” del femminicidio.
Lo vediamo nei processi, negli iter in parlamento delle leggi sul tema, nella tendenza a minimizzare in sede di denuncia,nella scarsità dell’impegno a cercare le donne scomparse, nel linguaggio sessista ancora largamente diffuso anche in ambiti istituzionali e nei media, nella scarsa gravità che in generale si attribuisce, nella società e nelle istituzioni, alla violenza contro le donne, nel fatto che troppi maschi possano pensare ancora alla violenza e all’eliminazione di una donna a fronte di una separazione e che questa reazione possa essere considerata “naturale” e giustificabile in certe condizioni.
In realtà è in atto una GUERRA GLOBALE CONDOTTA NEL MONDO CONTRO LE DONNE di volta in volta da fondamentalisti, dagli stati/nazione che vogliono assicurarsi un sistema sociale immutabile con al centro la famiglia tradizionale, da volontari della repressione che si incaricano di “mettere al loro posto” donne e lesbiche , dal sistema patriarcale in tutte le sembianze che assume nel mondo!
Reyhaneh Jabbari impiccata dallo stato fondamentalista iraniano perché si è ribellata al suo stupratore uccidendolo e non ha voluto ritrattare la verità e chiedere perdono alla sua famiglia, è una di noi.

Noi siamo le donne rumene delle campagne di Ragusa sfruttate e violentate dai loro caporali e padroni.
Siamo le ragazze nigeriane rapite da Boko Haram, siamo le ragazze e le donne rapite dall’ISIS.
Siamo le donne che quotidianamente sono violentate, torturate e uccise nelle loro “case sicure”.
Siamo le lavoratrici che firmano dimissioni in bianco e sono pagate il 30% in meno dei loro colleghi maschi!
Siamo le lesbiche sudafricane che si battono contro lo stupro correttivo.
Siamo tutte le donne che in ogni parte del mondo hanno subito e subiscono violenza solo in quanto donne e siamo tutte le donne che lottano per la libertà e l’autodeterminazione.

Non ci siamo abituate, Non ci siamo rassegnate
Più che mai combattive, Più che mai resistenti.

LA VIOLENZA NON E’ IL NOSTRO DESTINO!
GRIDIAMOLO INSIEME!

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