Con 8 mesi di ritardo arrivano i soldi per la cassa integrazione in deroga

Bologna, 29 ago. – Saranno quasi 31 i milioni di euro – disponibili per la cassa integrazione in deroga – destinati dall’Esecutivo alle imprese emiliano-romagnole. L’accordo sull’utilizzo dei soldi sarà perfezionato il prossimo 5 settembre tra Regione, Inps, istituzioni locali e sindacati e permetterà, spiega la Cgil, “di ricorrere agli ammortizzatori in deroga sino al 31 dicembre 2014“.  I 31 milioni di euro, ricorda il sindacato che più volte aveva protestato contro i ritardi, serviranno a “dare risposte ai 35mila lavoratori della nostra regione che sono sospesi dal lavoro”. La cassa integrazione in deroga, che nei progetti del governo dovrebbe essere sostituita in futuro da altri istituti, sarà garantita almeno fino a fine anno. I 31 milioni appena stanziati serviranno a coprire il fabbisogno dell’Emilia-Romagna nel periodo gennaio-maggio. Altri soldi dovranno essere stanziati per i restanti 7 mesi.

Queste “risorse – osserva l’assessore regionale alle attività produttive, Luciano Vecchi – saranno a disposizione dalla prima settimana di settembre quando la Giunta regionale avrà approvato il provvedimento di spesa assicurando, pur con le modifiche introdotte dalla nuova normativa nazionale, reddito a decine di migliaia di lavoratori di imprese colpite dalla crisi”. Vecchi ha partecipato al Tavolo tecnico di monitoraggio degli ammortizzatori sociali in deroga dell’Emilia-Romagna riunito oggi a Bologna al quale sono interventi anche il sottosegretario alla Presidenza della Regione Alfredo Bertelli e l’assessore regionale al Lavoro Patrizio Bianchi. Il Tavolo, che si rincontrerà venerdì 5 settembre – spiega ancora la nota – “considera preliminare che il Ministero del Lavoro chiarisca una serie di problematiche interpretative che nascono dalle lettura del Decreto e, pertanto chiede al Ministro di intervenire per garantire una gestione uniforme dei criteri sul territorio nazionale, che costituisce uno degli obiettivi strategici del decreto. Gli accordi in sede sindacale di definizione delle sospensioni potranno proseguire per un ulteriore trimestre”. A tale riguardo, viene precisato, Vecchi ha inviato una lettera al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, in cui si sollecita “a fornire tempestivamente una interpretazione certa per fugare tutti i dubbi che nascono dalla lettura del Decreto che, se lasciati all’interpretazione di ogni Regione o provincia autonoma – chiosa la nota – vanificherebbero l’obiettivo di una applicazione omogenea ed uniforme su tutto il territorio nazionale rischiando una disparità di trattamento nell’accesso alle protezioni di sostegno al reddito di lavoratori e imprese”

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