Coltivare rappOrti atto secondo: no agli orti con forma associativa


Affidare aree ortive e community garden ai cittadini e non alle forme associative perché espressione di iniziative spontanee ed orizzontali. Questa la proposta che arriva da “Coltivare rappOrti atto secondo” incontro organizzato dal collettivo Trame Urbane e che ha raccolto l’adesione di realtà di diverse città: Milano, Bolzano, Firenze e Reggio Emilia. Una tre giorni che si è tenuta a Bologna fra il 26 eil 28 ottobre scorso con un programma ricco di incontri, workshop, tavole rotonde e un percorso itinerante alla scoperta degli orti urbani della città.

“Voler istituzionalizzare con delle forme giuridiche, come ad esempio quella associativa – ribadiscono le ragazze di Trame Urbane – rischia di ingabbiare la stessa idea di community garden e il principio di autogestione che ne sta alla base”. Iniziative che partono dal basso e che “non possono essere affidate alla forma associativa perché devono restare spazi aperti e attraversabili al di là della possibilità di associarsi” come sottolinea Mariella Bussolati, autrice del libro “L’orto Diffuso” presente agli incontri. Ascolta la sua voce:

tibi su associazione

Questi orti comunitari crescono e si diffondo in molte città italiane in aree abbandonate per sottrarre il verde urbano alla speculazione edilizia. L’orto diventa lo strumento per poter incidere attivamente nello spazio e per alcuni come forma di atto politico per rivendicare maggiori spazi pubblici da lasciare all’azione spontanea ed auto-organizzata dei cittadini.

Ascolta le voci di alcuni partecipanti raccolte durante la tavola rotonda di sabato pomeriggio al centro Guarnelli (foto su):

motivazioni (tibi carol)

 

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.