Civati: “Ricostruire la Sinistra partendo dalla Solidarietà. E pensando alle Europee”

Bologna, 16 mar. – Ricostruire, non ripartire: “Abbiamo provato più volte a ripartire e non è andata benissimo”. E’ ironia amara quella di Pippo Civati, segretario dimissionario di Possibile, che domani, a Bologna, riunirà i propri stati generali per costruire sulle macerie della sconfitta del 4 marzo. Una sconfitta che viene da lontano, una sconfitta nelle urne frutto di una mutazione antropologicache non siamo riusciti ad arginare” ammette Civati. Il plurale che usa Civati vale per Possibile, ma anche per Liberi e Uguali, la lista guidata da Pietro Grasso che non è riuscita affatto a catalizzare i delusi del Partito Democratico. Secondo Civati per diverse ragioni: in primis per l’eccessivo uso del politichese, il linguaggio degli addetti ai lavori della politica, che ora, nel Paese, è largamente detestato e avversato proprio a causa della mutazione antropologica di cui sopra. Un linguaggio vissuto come distante da larga parte dell’elettorato. E quindi, per Civati, bisogna ripartire dalla semplicità, anche del linguaggio. “Se fossi per due minuti il Presidente della Repubblica- dice l’ex deputato non riconfermato- io farei un governo di solidarietà. Non solidarietà nazionale, ma proprio solidarietà. La sinistra ha abbandonato questa parola”.

La riunione di Possibile di sabato 17 marzo, in cui il partito discuterà della sconfitta e del proprio futuro, anche organizzativo (Civati si è dimesso dal ruolo di segretario dopo la sconfitta), è aperta a tutti coloro che si sentono vicini alle istanze del movimento anche senza esserne iscritti. E l’orizzonte di discussione non può essere solo quello della dimensione italiana, spiega Civati: “Io insisto: ci sono le Europee, da cui forse derivano molti dei nostri problemi. Non aver preso una misura con l’Europa, con quello che succedeva sullo scenario più grande di noi, per la sinistra è stato uno degli elementi più forti di sconfitta”.

      Giuseppe Civati

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