video – I centri sociali cacciano Salvini da via Erbosa

 

auto salvini bologna danneggiata

Bologna. La polizia scientifica mentre esamina l’auto danneggiata

Bologna, 8 nov. – Pochi secondi di parapiglia, due manifestanti investiti, un’auto danneggiata e con i vetri posteriori fracassati. E tanta visibilità mediatica. E’ il bilancio della visita elettorale di Matteo Salvini a Bologna. A non piacere al leader leghista è il campo Sinti di via Erbosa, abitato dal 1991 e di proprietà comunale. “Paghiamo le bollette con i soldi di tutti i cittadini, bisogna chiuderlo”, dice il numero uno leghista. Salvini di fronte al campo non arriva nemmeno, atteso com’è da quasi 200 manifestanti pronti a contestarlo. Invece preferisce fare una conferenza stampa poco lontano con i giornalisti. E’ in quei momenti che si accorge dell’arrivo di una decina di attivisti e decide di andarsene. In un attimo l’autista accellera, investe due persone che stavano tentando di trattenere il mezzo e per qualche metro ne porta via una terza (salita poco prima sul cofano). Il tutto mentre alcuni manifestanti colpiscono ripetutamente l’automezzo in fuga riuscendo anche a fracassare il lunotto posteriore.

“Sono dei balordi, se questa è la loro democrazia allora Bologna ha bisogno di essere liberata”, commenta più tardi in una seconda conferenza stampa improvvisata in un hotel della zona. Ascolta l’intervista.  “Spero che la condanna sia unanime, e non ci siano fenomeni che dicono che sono ragazzi. Questa non è politica, il problema sono loro. Sono dei violenti. Denunceremo tutti quanti, alcuni mi dicono essere conosciuti dalle forze dell’ordine: spero paghino e finiscano in galera”, aggiunge poi il leghista.

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Differente la versione degli attivisti che hanno tentato di fermare l’auto del leader leghista. “Salvini è indesiderato e noi abbiamo fermato l’auto perché non lo volevamo. Abbiamo reagito solo dopo essere stati investiti, e questo ce lo rivendichiamo”, ha dichiarato Loris, attivista del collettivo Hobo visiblmente zoppicante dopo essere stato investito. “Con l’auto in corsa potevano ucciderci”, ha aggiunto il manifestante che ha parlato di “una compagna finita all’ospedale”. Due video (Fatto quotidiano e Repubblica) mostrano da differenti angolazioni quando accaduto.

E’ andata molto peggio al cronista del Resto del Carlino Enrico Barbetti. Pedinato e picchiato da alcuni manifestanti, Barbetti è finito all’ospedale col gomito sinistro rotto. “Siamo sgomenti – dice il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna Antonio Farnè – Enrico è stato colpito solo perché stava facendo il suo dovere, e cioè informare”.

Il comunicato di Radio Città del Capo sull’aggressione

Salvini, insieme alla consigliera comunale Lucia Borgonzoni e al candidato presidente del centrodestra alle Regionali Alan Fabbri,aveva annunciato di voler visitare il campo Sinti di via Erbosa. Un ritorno almeno per Borgonzoni, che a favore di telecamere settimana scorsa aveva inscenato un blitz nel campo e si era presa uno schiaffo da un’abitante.  “Condanno l’atto violento ai danni dell’europarlamentare Matteo Salvini ed esprimo solidarietà e vicinanza alle persone rimaste contuse – dice in una nota il sindaco di Bologna Virginio Merola – Vorrei però che le campagne elettorali fossero libere da gesti e azioni che possano provocare tensioni e scontri che ricadono ingiustamente sulla nostra città”. Il sindaco ha ringraziato “prefetto e questore per la gestione dell’ordine pubblico”. Gli ingressi del campo erano presidiati da agenti in tenuta antisommossa. Solo gli autorizzati (Salvini, Borgonzoni e un rappresentante del quartiere) sarebbero potuti entrare nel campo. Fuori circa 200 manifestanti hanno atteso Salvini, pronti a contestarlo con cartelli, striscioni e strumenti musicali.

 

Sulla vicenda prende anche parola l’assessore al welfare Frascaroli che attacca leghisti – “i loro giochi pesanti e strumentali” – e gli antagonisti. “Hanno scelto una strada proprio sbagliata”, dice l’assessore parlando di chi ha tentato di bloccare l’auto di Salvini.

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Forze dell’ordine schierate di fronte a uno dei 2 ingressi del campo Sinti

Salvini incassa la solidarietà di praticamente tutta la destra italiana. “Un abbraccio affettuoso a @matteosalvinimi e a chi con lui ha subito la violenza fascista dei centri “sociali”, scrive il governatore della Lombardia Maroni su twitter.

“Piena solidarietà a Matteo Salvini per la grave e vergognosa aggressione che ha subito nel campo nomadi di Bologna. È inconcepibile che un parlamentare della Repubblica e leader di Partito non possa entrare in un campo tenuto aperto attraverso finanziamenti pubblici e dopo episodi di violenza che erano già successi nello stesso campo”, dice Gianni Alemanno dell’ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. “I centri sociali ancora una volta si sono assunti il compito di guardia armata degli interessi e degli equilibri di potere che esistono nella società italiana. È fin troppo evidente – prosegue – che, a Bologna come a Roma, dietro la retorica dell’assistenza e dell’integrazione dei nomadi, si nascondano ben precisi interessi delle realtà economiche che gestiscono questi campi senza produrre nessun risultato utile alla cittadinanza”.

“Solidale con Matteo Salvini, ma Roberto Maroni non sbagli mira: centri sociali comunisti, altro che violenza fascista”, scrive invece il leader de La Destra, Francesco Storace, in un tweet.

Infine c’è il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che esprime la propria “solidarietà umana e politica” al leader leghista. “La violenza – aggiunge Zaia – non fa parte del nostro dna e non siamo in un Paese davvero democratico se al leader di un partito politico si impedisce con la forza di verificare una situazione ed esprimere le proprie opinioni”. Ancora più duro Calderoli: “D’ora in poi se non li fermeranno le Forze dell’Ordine, non porgeremo l’altra guancia, ma varrà la legge del taglione: occhio per occhio dente per dente”.

“Io – dice invece Giovanni Paglia, deputato di Sel – la violenza la condanno sempre, da qualunque parte venga. Deve però essere chiaro che stamattina a Bologna le violenze sono state due. Una di chi ha preso una macchina a calci e pugni. L’altra di chi da mesi alimenta ogni giorno una campagna d’odio contro tutte le minoranze di questo Paese, al solo e unico scopo di trarne vantaggio elettorale”. Continua Paglia: “Quale delle due sia più grave a me appare molto chiaro, e soprattutto non sono più disposto a discutere della prima con chi consideri la seconda una legittima opinione”.

 

 

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