C’è giustizia per il femminicidio?

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Foto tratta dal profilo Facebook Udi Modena

Bologna, 5 feb. – C’è giustizia per il femminicidio? Secondo l’Udi di Bologna, Modena, Forlì e Reggio Emilia no. Il rito abbreviato non garantisce un effettivo dibattimento, va troppo incontro al reo sacrificando la difesa della vittima.

Questa mattina l’Udi ha organizzato un presidio, insieme alla Casa delle Donne di Modena ed altre associazioni (Nosotras Onlus, associazione interculturale di Firenze, Comitato Sciopero Donne di Bologna, Rete delle donne contro la violenza) davanti alla Corte d’Assise di Appello di Bologna, in Piazza dei Tribunali, dove era in corso il processo contro Alessandro Persico, condannato in primo grado per l’omicidio della fidanzata Barbara Cuppini.

Un presidio in solidarietà alla famiglia di Barbara, uccisa da tredici coltellate da parte di Alessandro il 18 giugno 2011 a Serramazzoni; ma anche per esprimere disappunto sulla gestione dei processi femminicidio, dice Marta Tricarico di Udi Bologna.  “Non si può sempre giustificare la violenza, i casi di raptus sono rari, qui stiamo parlando di premeditazione: c’erano due coltelli diversi nascosti sotto al letto dove Alessandro Persico ha ammazzato Barbara Cuppini nel sonno con tredici colpi. E’ difficile sostenere l’infermità mentale, tuttavia è stato fatto per dare più garanzie all’imputato. E la vittima?”

Una cinquantina di donne in presidio con striscioni, cartelli, foto di Barbara, per portare l’attenzione al problema dei processi relativi al femminicidio. Troppo spesso, secondo Laura Piretti, legale di Udi Modena,  risolti con rito abbreviato, facendo appello a infermità mentali dei rei quando “anche le associazioni degli psichiatri si sono dichiarate preoccupate per l’utilizzo delle loro perizie nei processi al fine giustificare atti di violenza”. “Il rito abbreviato è più studiato sulla difesa dell’aggressore che della vittima – dice ancora Piretti -. La premeditazione, tutta una serie di aggravanti come dei precedenti di violenza non sono state prese in considerazione. Come se l’uccisione di una donna non fosse abbastanza grave”.

Oggi è stata confermata la sentenza emessa in primo grado che condanna Alessandro Persico a 12 anni di reclusione in carcere più 6 anni da scontare in un ospedale psichiatrico giudiziario. La Procura aveva chiesto una riduzione a 8 anni e 8 mesi e 3 anni di ospedale psichiatrico giuridico.
“Nei limiti di quanto poteva intervenire la parte civile in questo processo la conferma della sentenza di primo grado è una piccola vittoria” ha commentato Tricarico di Udi Bologna.

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