Cartoline da Baghdad: le corrispondenze di Enzo Baldoni dieci anni dopo – SPECIALE

enzo baldoni

25 ago – Pensando a Enzo Baldoni in questi giorni, a dieci anni dalla morte, appare nella mente il volto di James Foley, assoluto nella concentrazione dell’attimo che lo separa dal nulla. Accanto un uomo in nero, incappucciato, il coltello nella mano sinistra: appartiene all’Esercito islamico, un incubo peggiore di al-Qaida. L’ennesima prova che lo stato iracheno del dopo Saddam Hussein continua a non esistere. Enzo Baldoni era andato in Iraq nell’estate del 2004, sette mesi dopo l’arresto del dittatore, per capire proprio che ne era di quel Paese dopo più di due anni dall’inizio della Seconda Guerra del Golfo. Non sarebbe più tornato a casa.

La notizia della morte di Enzo Baldoni arriva dopo le undici di sera del 26 agosto 2004. Poco più di un mese prima, il giornalista e pubblicitario umbro, ma milanese d’adozione, apriva il suo blog dedicato all’Iraq con queste parole.

È tornato. È tornato il momento di partire. Da un po’ di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: “Baghdad! Baghdad! Baghdad!”. Ho dovuto cedere. Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi.

Nonostante quello che si è detto dopo il suo rapimento e quando si è venuti a conoscenza della sua morte, Baldoni non era uno sprovveduto. Aveva preparato meticolosamente una rete di contatti, come aveva già fatto nei viaggi a Timor Est, a Cuba e in Colombia: anche in quei casi aveva documentato la sua esperienza attraverso dei blog e degli speciali per Diario, testata per la quale Baldoni stava lavorando anche quando era in partenza per Baghdad. Anche noi di RCdC avevamo contattato Enzo per proporgli qualche corrispondenza: aveva prontamente accettato.

Il 5 agosto del 2004 Enzo arriva a Baghdad e prende alloggio all’hotel Palestine. In quella stessa notte un razzo esplode nel giardino dell’albergo. Nei giorni successivi Enzo incontra Simona Pari e Simona Torretta e, soprattutto, Ghareeb, che diventerà immediatamente la sua guida, il suo autista e, come dice lo stesso Enzo sul blog, nelle mail e per telefono, “il mio angelo custode”.

Il 9 agosto del 2004 Baldoni registra la sua prima “Cartolina da Baghdad” per la nostra emittente, in cui ci dà le sue prime impressioni sulla capitale irachena: il comportamento della polizia, delle truppe statunitensi, la vita quotidiana, la presenza di contractor.

Baldoni, quindi, decide di trasferirsi dal Palestine a un appartamento privato in Iraq.  Ecco la sua corrispondenza del 10 agosto 2004, registrata mentre sta girando per Baghdad con il suo autista Ghareeb. Si parla di Sadr City e, per la prima volta, di Falluja, “dove ci sarebbe il cuore della resistenza”. E inoltre Baldoni ricorda come, anche in tempi di guerra, non tutta la normalità è perduta: “L’80% della città è abbastanza tranquilla”, ma c’è bisogno di sicurezza, aggiunge.

L’11 agosto 2004 Enzo e Ghareeb visitano per la prima volta Falluja per consegnare aiuti a una ONG e per visitare la sede di un giornale indipendente. Il clima è teso, il giorno prima è stata emanata una fatwā contro tutti gli stranieri, a Baldoni viene consigliato di “sembrare un iracheno”. “Falluja è fottuta“, dice Ghareeb a Baldoni, cadrà presto. Ma anche Baghdad non se la passa bene: è stata bombardata dagli F16 il giorno prima. Ciononostante Enzo parla spesso con i giovani soldati americani: “Fanno un mestiere, senza porsi troppi problemi”.

Sempre nel pomeriggio dell’11 agosto 2004, Baldoni si ferma (di ritorno da Falluja) all’Ospedale della Croce Rossa Italiana a Baghdad, dove incontra un vecchio amico di Milano, Beppe De Santis. Nella sua corrispondenza del 12 agosto 2004, dice dei medici che “sono bravissimi”: se non salvano i pazienti, “li aiutano a morire decentemente”. I ricoverati della sezione grandi ustionati, messa in piedi dagli italiani, sconvolgono anche Baldoni, che pure ha un’esperienza come primo soccorritore in Italia. Nel frattempo Najaf è assediata: “C’è da aspettarsi una resistenza generalizzata, un po’ come nell’Italia del nord contro i tedeschi”; Baldoni aggiunge che invadere la città santa non è stata certo una buona mossa e che gli statunitensi sono visti sempre peggio dall’opinione pubblica irachena.

Quelle del 12 agosto sono le ultime testimonianze che Baldoni rilascia direttamente alla nostra radio. I giorni successivi sono dedicati al tentativo di portare aiuti a Najaf, con il supporto della Croce Rossa. Non mancano i problemi, ma il 15 agosto del 2004, la missione si compie. Ai microfoni di Radio Popolare di Milano, Enzo descrive l’incredibile calma di un capo militare dell’esercito del Mahdi, alla testa della resistenza nella città santa. 

 

Il 18 agosto 2004 il responsabile dell’ospedale della Croce Rossa italiana, Beppe De Santis, ufficializza una nuova missione umanitaria alla volta di Najaf. Il convoglio parte all’alba di giovedì 19 agosto. Insieme agli uomini italiani e iracheni della Croce Rossa ci sono Enzo, Ghareeb, Pino Scaccia della Rai e il suo operatore e una volontaria gallese, Helen Williams. Verso le nove del mattino, sulla strada per Najaf, all’altezza di Malmudya, la colonna subisce un primo attacco. L’interprete iracheno della Croce Rossa rimane ferito, ma comunque il convoglio arriva a Najaf intorno alle undici del mattino e viene montato un ospedale da campo. Scaccia e il suo operatore tornano a Baghdad in serata portando con loro il ferito. Gli altri prestano soccorso ai feriti all’interno di una moschea.

Alle sei e trenta del mattino di venerdì 20 agosto, il convoglio riparte da Najaf per tornare a Baghdad. Tra le 11 e le 12, sulla stessa strada dell’andata, la colonna subisce il secondo attentato. La macchina che apre la fila è la Nissan bianca su cui viaggiano Ghareeb ed Enzo Baldoni. Probabilmente Ghareeb viene ucciso subito ed Enzo viene rapito. Il convoglio prosegue, come da protocollo di sicurezza. Durante la serata ANSA e Adn Kronos battono agenzie in cui si afferma che non ci sono contatti con Enzo Baldoni dalla sera precedente: è uno delle prime numerose inesattezze nella ricostruzione di quello che è successo su quella strada.

Nonostante la Croce Rossa Italiana non faccia parola pubblicamente dell’attentato, il 23 agosto compare sul blog della volontaria Helen Williams una precisa ricostruzione di quello che è successo la mattina del 20 agosto. Ecco parte dell’intervista che abbiamo realizzato nell’agosto di 10 anni fa con la gallese.

Nel primo pomeriggio del 24 agosto l’emittente araba Al Jazeera manda in onda un video in cui compare Enzo Baldoni: dietro di lui campeggiano i simboli dell’Esercito Islamico, responsabile di diversi sequestri nella zona di Latifya. Diversamente rispetto agli altri video di ostaggi, Enzo pare sereno e non è circondato da uomini armati, ma è solo su uno sfondo nero. I rapitori danno al governo italiano un ultimatum di 48 ore (che scadrebbe, quindi, nel primo pomeriggio del 26 agosto) per ritirare le truppe dall’Iraq, altrimenti, dicono, la vita di Baldoni non potrà essere garantita.

Alle 23 ora italiana del 26 agosto 2004, Al Jazeera annuncia la notizia della morte di Enzo Baldoni. Secondo alcune ricostruzioni e a una foto del suo cadavere, apparsa qualche tempo dopo su un sito legato ad affiliati di Al Qaeda, Enzo Baldoni è stato ucciso prima della scadenza dell’ultimatum. Quest’ultimo particolare è solo uno dei tanti tuttora poco chiari, in una vicenda che è rimasta oscura per alcuni versi. Ci sono dei dubbi sull’attentato, sul silenzio della C.R.I., sull’autenticità della foto succitata.

Parte dei resti di Enzo Baldoni arrivano in Italia solo nell’aprile del 2010: nel frattempo gli sono state intitolati premi giornalistici, scuole, vie e piazze, si narra la sua storia in canzoni e speciali. Nel novembre del 2010 viene celebrato, sei anni dopo la morte, il suo funerale. Dieci anni dopo, la memoria di Baldoni è ancora viva: Milano si appresta a festeggiarlo nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno con una festa concerto al Teatro dal Verme, il prossimo otto ottobre. Tra gli ospiti Lella Costa, il Maestro Martinho Lutero, il coro Cantosospeso, il coro Luther King di San Paolo del Brasile, il griot senegalese, Alessio Lega e tanti altri.

La puntata di Angolo B dedicata a Enzo Baldoni, nella prima parte l’intervista a Pino Scaccia

Nella seconda parte l’intervista a Guido Baldoni, il figlio di Enzo, e al musicista Alessio Lega

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