“Caro Brunetta, la pensione a 65 anni non ci piace”

29 gen. – 3 mila lavoratrici della pubblica amministrazione della provincia di Bologna hanno scritto al ministro Renato Brunetta per protestare contro la sua ipotesi di innalzare l’età pensionabile per le donne che lavorano nel pubblico impiego.


L’iniziativa per ora è partita solo a Bologna e l’obiettivo è di arrivare a «10-15 mila firme», ha spiegato Antonella Raspadori, della segreteria della Camera del lavoro, a margine dell’attivo dei delegati della Cgil di Bologna. Nei prossimi giorni si cercheranno adesioni anche nelle scuole e all’università. «Per le donne è necessario contrastare fin da ora l’innalzamento dell’eta’ pensionabile che sarebbe un grave attacco alla condizione del lavoro e di vita delle donne stesse», ha detto il segretario della CdL Cesare Melloni, che sostiene invece la necessità di investire «per i servizi collettivi di Welfare per l’infanzia e per la non autosufficienza».

«Parlare di parità fra uomini e donne solo al momento dell’uscita dal mondo del lavoro è una discussione finta», ha sostenuto ieri l’assessora provinciale alle Pari opportunità Simona Lembi, presentando la ricerca sulla disparità salariale fra uomini e donne voluta da Palazzo Malvezzi.

Le donne che lavorano fuori casa sono pagate meno degli uomini e questo vale anche nella pubblica amministrazione. E’ quanto emerge dalla ricerca della Provincia di Bologna, partita nel 2001 sui dipendenti di Palazzo Malvezzi, a cui, dal 2004, sono stati aggiunti quelli dei Comuni di Ferrara, Imola, Malalbergo e Pianoro. «E’ l’unica ricerca empirica sull’argomento finora pubblicata», ha precisato l’assessora Lembi. Dai dati emerge che il divario retributivo medio fra uomini e donne dipendenti della Provincia di Bologna è del 3% a svantaggio delle donne. Una percentuale apparentemente buona, specie se confrontata con quelle relative al pubblico impiego in Italia (9%) e nei Paesi Ue (15%); ma il dato aggregato maschera la disparità reale, quella che pesa sulla “parte accessoria del salario”, spiega Luca Carlo Maria Santagostino, curatore del volume Donna di denari. Disparità salariale. L’esperienza di benchmarking promossa dalla Provincia di Bologna. Infatti, se si considera la parte variabile dello stipendio, il divario sale fino al 72%; a incidere è soprattutto lo straordinario: per esempio, nel 2007 sul totale delle ore di straordinario, solo il 22% sono state lavorate dalle dipendenti della Provincia di Bologna. La disparità è ancora maggiore fra il personale con contratto full time, mentre si riduce fra i part time. Come ridurre il divario? «Abbiamo suggerito di puntare su un’organizzazione del lavoro che primi i risultati invece del tempo passato nel luogo di lavoro», spiega Luca Carlo Maria Santagostino.

Ascolta l’intervista

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La ricerca verrà presentata venerdì 30 gennaio nel corso del convegno “Donna di denari”, che si svolgerà dalle 15 alle 18.30 nella Sala del Consiglio di Palazzo Malvezzi, in via Zamboni 13.

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