Caos Pd. “L’emendamento anti gestazione per altri concordato con lo stato maggiore dem”

Al centro il consigliere regionale Pd Giuseppe Boschini

Bologna, 15 apr. –  Da una parte i cosiddetti ‘cattodem’ capitanati dal consigliere regionale Pd Giuseppe Paruolo, dall’altra i difensori dei diritti lgbt. Fino a pochi giorni fa sembra questo il quadro della battaglia per l’approvazione della tanto annunciata legge contro l’omotransfobia, ferma dopo che la componente cattodem del Pd  regionale ha messo sul tavolo un emendamento contro la gestione per altri (gpa) giudicato irricevibile dalle associazioni arcobaleno. Ora un commento di poche righe cambia il quadro.

Protagonista è il consigliere regionale Pd Giuseppe Boschini, assieme a Paruolo firmatario dell’emendamento che ha accostato la gestione per altri alla violenza sui minori e sulle donne. Preso di mira dal popolo lgbt Boschini su facebook ha aperto il vaso di pandora e ha chiamato in causa tutto il partito. Dal capogruppo Pd in Regione Stefano Caliandro al segretario dei dem in Emilia-Romagna Paolo Calvano, dal sottosegretario alla Presidenza di Bonaccini Giammaria Manghi fino alla relatrice della legge Roberta Mori.

Di fronte alle accuse Roberta Mori su facebook ha spiegato di avere scritto delle ipotesi di emendamento a tema gpa per rispondere a quello che ha definito un aut aut del suo partito (“senza un emendamento sulla gestazione per altri non voteremo la legge”) ma di non avere mai scritto l’emendamento portato in aula da Boschini e Paruolo. Polemizza invece l’ex Pd Silvia Prodi, che parla di un’attività di cooptazione all’interno del centro sinistra per arrivare al voto della legge con un richiamo alla gpa.

“L’emendamento – ha scritto su facebook Boschini – non l’ho scritto io, ma la relatrice Mori, anche se non l’ha firmato. E che l’emendamento era concordato con segretario regionale, capogruppo, e sottosegretario alla presidenza. Mi sa che le tocca prendersela anche con tutti questi, cioè in pratica con tutto lo stato maggiore Pd, perché quell’emendamento – che certamente avrei voluto, anche se preferito diverso- non l’ho scritto io e di certo non l’avrei mai presentato da solo e senza accordo in gruppo Pd. La legge oggi ci sarebbe, se qualcuno non l’avesse impugnato e respinto, bloccando l’iter, non viceversa, come scrive lei”.

Nessun commento al momento dal capogruppo Pd Stefano Caliandro. Commenta ampliamento invece la relatrice Roberta Mori. “Il dibattito sulla legge regionale sull’omotransfobia – ha spiegato Mori – rischia di scivolare in una spirale autodistruttiva da cui è opportuno che tutti e tutte ci preserviamo. Di quella legge sono la relatrice e con impegno quotidiano nei mesi passati ho lavorato per giungere alla migliore legge possibile, che innanzitutto rispondesse ai bisogni della comunità lgbti e che tenesse conto dei contributi e delle sensibilità che convergono nell’assemblea legislativa. Nell’espletamento di questo ruolo e soprattutto nell’invalicabilità di un Aut Aut che mi veniva posto (“senza un emendamento sulla gestazione per altri non voteremo la legge”) ho tentato di contribuire alla costruzione di una mediazione, anche scrivendo ipotesi di emendamento, diverse da quella che poi è diventata la formulazione finale, nel tentativo ostinato di costruire una via per l’approvazione della legge e di contenere i danni di una contropartita che era – ed è ancora – un muro che si vuole invalicabile. Questo fa una relatrice di maggioranza. O almeno, questo io credo debba fare. Ma quell’istanza, voglio sia chiaro, non appartiene alla mia storia politica né ai miei convincimenti. E infatti non riceverà il mio voto. Ho sempre sostenuto che per descrivere la complessità di una pratica come la Gpa emersa nel confronto sulla legge contro le discriminazioni e violenze determinate dall’orientamento sessuale e identità di genere fosse necessario condividere una risoluzione, un atto politico a sé stante, come fu la mozione Rosato in occasione del dibattito sulle unioni civili. Di questo sono ancora fermamente convinta. Il solo accostamento di questa pratica a questa legge attraverso un articolo avrebbe provocato fortissime reazioni per il rischio di stigmatizzare una comunità. Così è stato. La modifica della legge 6 per la parità non è vietata per legge, anzi, ma solo attraverso un necessario percorso di confronto con le associazioni femminili perché della maternità surrogata possono e devono parlare prima di tutto le donne. Ignorare l’autodeterminazione femminile quando si parla di questo può condurre al rischio della criminalizzazione della donna francamente inaccettabile. Dopodiché la realtà è più forte di tutte le ipotesi e quindi adesso abbiamo la possibilità di evitare qualsiasi ulteriore strumentalizzazione dei diritti e delle vite delle persone. Mettendoci a lavorare, con dedizione e serietà. È una nostra responsabilità e il nostro dovere”.

“No cara Roberta – polemizza la consigliera ex Pd Silvia Prodi – la rappresentazione che dai è troppo autoassolutoria. Da relatrice avresti dovuto farti carico delle istanze della maggioranza, che non hai rappresentato perché hai deciso di escludere la nostra ferma richiesta da sinistra di togliere qualsiasi emendamento sulla Gpa (emendamenti che peraltro abbiamo letto solo quando diffusi ufficialmente, appena prima della commissione). Per questo il collega Taruffi in commissione, a nostro nome, ha fatto presente che stante questa condotta non sei relatrice di maggioranza, ma del gruppo Pd. Inoltre anche la negoziazione condotta per portare comunque ad approvazione gli emendamenti Gpa, attraverso la cooptazione al voto chi come e forse più di te ha fortissime obiezioni nel merito, è una modalità che non fa onore alla storia delle donne, che dovrebbero dare esempio di lealtà e compattezza. Spazziamo via le ipocrisie e ripartiamo dal testo base, e non rifiutiamo l’aiuto delle donne di tutti gli schieramenti”.

      Silvia Prodi

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