Bredamenarinibus. Arriva lo sciopero contro il governo: “Di Maio non sta rispettando le promesse”

Bologna, 15 nov. – Bisogna affidarsi a tutta la politica per sciogliere il nodo Industria italiana autobus, sugli stipendi e sulla ricapitalizzazione, quindi “parleremo coi 5 stelle, che però si ritrovano sempre più in una logica militare: quando c’è da contestare sono presenti, quando devono prendersi un po’ di critiche scelgono di non venire“. È “un modo di fare politica che mostra come l’attuale sistema sia riuscito ad inglobare anche i 5 stelle, niente di più e niente di meno delle altre forze politiche che in questi anni abbiamo visto all’opera”. Cosi’ il segretario Fiom-Cgil Emilia-Romagna, Bruno Papignani, certifica oggi quanto siano lontani i giorni delle foto con Luigi Di Maio di fronte ai cancelli dell’ex Breda in via San Donato, lo scorso giugno. In quel periodo si erano presi impegni precisi, mastica amaro il sindacato oggi in assemblea di fronte all’ansia di centinaia di lavoratori, ma qui nessuno sembra rispettare niente. Non a caso, fuori dai cancelli di via San Donato campeggia lo striscione oggi “Di Maio: nazionalizzare la tua promessa“. Intanto, l’assemblea dei soci di Industria italiana autobus del 21 novembre si avvicina e aleggia ancora lo spettro del grande flop, con il rischio di traslocare tutto in Turchia. “Sarebbe la frittata peggiore”, si fa scuro Papignani di fronte ai lavoratori in assemblea, cupi e quasi rassegnati, in realtà.

Oggi è stato inviato un messaggio a Giorgio Sorial, il capo di gabinetto che aiuta il ministro Di Maio nelle crisi aziendali: si precisa che la Fiom è disponibile anche sabato e domenica a un nuovo incontro, ma “bisogna che ci diano una data precisa nella quale Ferrovie dello Stato presenterà la sua offerta”, sbatte i pugni sul tavolo il segretario regionale Fiom, che avvisa riaccendendo i fari sull’intreccio interno a Iia tra Italia e Turchia: “Non vorrei che Del Rosso con questo appuntamento del 21, visto che Karsan avanza qualche centinaio di milioni, voglia costringere a ricapitalizzare la Menarini per salvare lo stesso Del Rosso e portare l’azienda in mano a Karsal medesima, quindi fuori dall’Italia. Che tutto finisca in Turchia è un’ipotesi di fantascienza, ci dicono, ma io credo che questo tentativo sotto sotto ci sia. Sono ore decisive, non do niente per perso”, cerca di scuotere gli operai Papignani. La delusione nei confronti degli annunci M5s c’è eccome, anche tra chi ‘in fabbrica’ vota pentastellato da anni ormai. “Incontreremo altre forze politiche, alcune sono qui presenti. Abbiamo parlato con Errani, andiamo da Bonaccini oggi”, non molla il segretario Fiom incrociando lo sguardo del consigliere regionale Sinistra Italiana Igor Taruffi, l’unico politico presente in via Stalingrado oggi. “Il mondo della politica manca qui oggi? Ma no, ci sono stati Leu, l’assessore Lombardo e il sindaco Merola, il problema non è la presenza ma le azioni concrete. E le forze politiche locali possono fare poco”, distende Papignani.

Intanto, riepiloga la Fiom, bisogna pagare gli stipendi, e poi bisogna che Ferrovie dello Stato dica: “Il tal giorno sono pronta con l’offerta, perché dire tutte le volte ‘rinvio di un mese’ dà la possibilità a Del Rosso di dire che porta i libri in tribunale“. Insomma, conclude Papignani, “si tratta di concretizzare l’impegno preso il 10 ottobre, che non sappiamo perché stia slittando: dobbiamo capire perché le certezze che il Governo ci aveva manifestato il 10 ottobre, su cui avevamo riposto fiducia come si fa nei confronti di un’istituzione importante, ora balbettino un po’. Ci dicano qualcosa di certo in queste ore, l’ultima volta li abbiamo sentiti ieri e ci hanno detto che si continua ‘sulla pista Fs’. Ma non basta…”. (agenzia Dire).

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