Bolognesi: “Sulla Gladio nera i servizi hanno invocato la privacy”

Bologna, 28 lug. – “La privacy, sì hanno parlato proprio del diritto alla privacy”. Mentre lo dice ad un certo punto a Paolo Bolognesi sfugge anche un sorriso. “A Maggio eravamo a Roma – racconta il presidente dell’Associazione dei parenti vittime della strage del 2 agosto – e di fronte a noi c’erano i servizi del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Quando abbiamo chiesto informazioni sulla cosiddetta ‘Gladio nera‘, ci è stato detto che non si potevano fare nomi anche per problemi riguardanti la privacy. Una presa in giro”.

A pochi giorni dall’anniversario della strage alla stazione Bolognesi, in Comune per presentare le iniziative del 2 agosto, sceglie un esempio concreto per spiegare perché la direttiva Renzi sulla desecretazione continua a non funzionare nonostante le buone intenzioni iniziali.

      Paolo Bolognesi

L’interesse dell’associazione di Bolognesi sulla ‘Gladio nera’ è scontata. Si tratta infatti dei “Nuclei di Difesa dello Stato” citati in Commissione Moro da Paolo Inzerilli, ex generale ed ex capo dell’organizzazione paramilitare clandestina Gladio. In estrema sintesi quando si parla di ‘Gladio nera’ si fa riferimento ad una rete eversiva fascista all’interno di Gladio, rete la cui individuazione potrebbe aiutare a fare chiarezza sulla stagione degli attentati stragisti, e magari anche sulla bomba alla stazione di Bologna che il 2 agosto 1980 fece 85 morti e più di 200 feriti.

Alla domanda specifica – “ci date i nomi della Gladio nera?” – la non risposta del Dis si è rifugiata anche dietro alla questione della privacy, e c’è anche chi avrebbe accennato ad “errori di gioventù”. Un episodio di per sé forse piccolo, capace però più di tanti altri di raccontare il perché dell’insuccesso della direttiva Renzi del 2014 per la desecretazione dei documenti relativi alle stragi.

“Ci sentiamo ogni volta dire cose di questo tipo – spiega Bolognesi – oppure ci dicono direttamente che non ci sono più gli archivi, che sono spariti. Penso – conclude amaramente Bolognesi – che gli unici a voler davvero vedere la desecretazione in questo momento siano le associazioni dei familiari delle vittime. Sapete perché? Perché quando non ci hanno dato i nomi il funzionario rappresentante della segreteria della Presidenza del Consiglio ha dato ragione a loro, non a noi”.

Stragi. Lettera aperta a Renzi: “Sulla desecretazione resa inaccettabile”

L’associazione dei familiari delle vittime del 2 Agosto non è l’unica a scontrarsi con il muro di gomma degli apparati statali. A maggio Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, aveva denunciato a Repubblica che, tre anni dopo la direttiva Renzi, “il ministero dei Trasporti non ha depositato nulla se non qualche atto già noto della commissione Luttazzi. Alle nostre pressanti richieste gli uffici hanno risposto che non c’è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi”.

La mancata attuazione della direttiva Renzi, assieme alle tante promesse fatte negli anni, sistematicamente ripetute ad ogni 2 Agosto e mai rispettate, hanno portato Bolognesi a dichiarare “sgradito” ogni rappresentante che il governo invierà in città mercoledì prossimo. “Lo Stato, inteso come Governo, si e’ comportato in maniera assurda e truffaldina nei confronti delle vittime. E dire truffaldina forse e’ dire anche poco. Legge 206, digitalizzazione delle carte e direttiva Renzi non funzionano, non vanno avanti. Quindi, i rappresentanti del Governo in piazza erano e restano sgraditi. Questo, comunque, non significa che non possano venire alla manifestazione. Noi siamo una parte della manifestazione, che è di tutti”.

2 Agosto. Il programma del 37 esimo anniversario della strage

 

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