Bologna. Così le pompe funebri speculavano sui morti

Bologna, 17 gen. – I Carabinieri hanno smantellato due cartelli di imprese di pompe funebri che controllavano le camere mortuarie dei due principali ospedali cittadini nell’aggiudicazione dei servizi funebri, costituendo di fatto un duopolio. Sono 30 le misure cautelari emesse, 9 incarcerazioni, 18 arresti domiciliari e 3 divieti di esercizio, oltre a 43 perquisizioni eseguite da 300 militari che hanno sequestrato un patrimonio di 13 milioni di euro fra Bologna, Modena, Ferrara, Rimini e Gorizia.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di disarticolare una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e riciclaggio. I due cartelli, a cui facevano capo la R.I.P. Service Srl di Giancarlo Armaroli e la Consorzio Imprese Funebri Srl di Massimo Benetti, si spartivano i servizi nelle camere mortuarie dell’Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi attraverso un sistema di tangenti e truffe.

Gli infermieri e gli addetti delle camere mortuarie agganciavano i familiari dei defunti, mettendoli in contatto con i referenti delle varie agenzie di servizi, presentandole di volta in volta come più economiche o efficienti. Al vertice invece c’erano i rappresentanti di due consorzi, che dividevano i compiti fra i procacciatori di affari e ridistribuivano le somme guadagnate. E’ questa la catena organizzativa ricostruita dai carabinieri del reparto operativo – nucleo investigativo e della Compagnia Bologna Centro attraverso numerose intercettazioni video e telefoniche. Le 30 persone sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio e violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli enti.

Le indagini hanno documentato anche sistematiche condotte di riciclaggio promosse e coordinate da Armaroli e Benetti, con il reinvestimento del rilevante ‘nero’ aziendale, gestito dai contabili delle aziende su un conto corrente attraverso cui sono transitati oltre 220.000 euro solo nel periodo delle indagini. Gli impiegati delle agenzie convincevano i clienti che il costo del servizio fosse solo in parte deducibile dalle imposte e di pagare quindi il rimanente in nero. Lo stesso denaro veniva di fatto impiegato per pagare poi i singoli infermieri o addetti alle camere mortuarie con tangenti fra i 200 e i 350 euro.

Le investigazioni hanno documentato non solo l’operatività dei due consorzi come associazioni autonome, simili per struttura e dinamiche criminali, ma hanno messo in luce tutti gli elementi di accordo che hanno confermato una prassi radicata nel tempo, che va ben oltre la “semplice” spartizione del business sul Capoluogo. Gli stessi indagati non perdevano infatti occasione per manifestare fra loro l’orgoglio di appartenere a quel sistema: “Se dopo anni in camera mortuaria hai ancora dei mutui da pagare significa che non hai capito come funziona…”.

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