Bologna prima università in Italia? Un miraggio agostano

università bolognaBologna, 28 ago. – Si chiama “rankitismo” e secondo alcuni è quel morbo (anche e soprattutto giornalistico) che colpisce chi consulta compulsivamente le classifiche internazionali degli atenei, festeggiando o piangendo a seconda dei piazzamenti. E’ successo a un po’ tutte le testate giornalistiche nazionali quando, in pieno agosto, è stata pubblicata la Academic Ranking of World Universities (Arwu), conosciuta ai più come classifica di Shanghai, dal nome dell’università che si occupa di stilare ogni anno la lista delle migliori università nel mondo. A finire coinvolto (suo malgrado) nel rankistismo è stato anche il prorettore alla ricerca dell’Università di Bologna, Dario Braga. “Mi hanno telefonato mentre ero in vacanza a Londra. Stavo scendendo dal pedalò a Hyde Park e mi hanno chiesto: ‘Professore, è contento dell’Alma Mater prima tra le università italiane?'”. Scontata la risposta istituzionale, a cui ha fatto però seguito un post correttivo: “Si è poi capito che per qualche strana ragione – ha scritto Braga sul suo sito – il report elenca le università dalla 100 in poi, raggruppate a 50 per volta, in ordine alfabetico. Quindi UniBo non è la prima tra le italiane ma fa parte del contingente con altre cinque o sei”.

Quello del commentare la classifica di Shanghai “è stato uno sport agostano molto divertente” racconta il prorettore prima di contestualizzare la questione. “La classifica va letta nel contesto di chi l’ha promossa. Serve per indirizzare gli studenti cinesi, e quindi dà la priorità alle tecnologie e all’area scientifica, e questo in partenza taglia fuori gli atenei generalisti italiani che hanno sviluppato anche le materie classiche e giuridiche”. E poi c’è un fatto non irrilevante per il dibattito che si è sviluppato nei giorni successivi alla pubblicazione della classifica: per le posizioni dal numero 100 in poi le università sono elencate in ordine alfabetico, a blocchi di 50. E quindi Bologna si trova prima di Roma solo perché nell’alfabeto la B di Bologna viene prima della R di Roma.

“L’università di Bologna comunque è risalita nei blocchi del ranking, e salire è meglio che scendere qualunque sia il metro di misura. Nella fascia 150-200 ci sono le solite italiane: Padova, la Sapienza di Roma, la nostra Bologna. Se guardiamo i risultati italiani e pensiamo alle risorse immesse nel sistema universitario c’è solo di che essere soddisfatti. Se potessimo normalizzare le posizioni rispetto ai soldi che vengono stanziati per la ricerca – ragiona Braga – allora le nostre posizioni sarebbero molto molto migliori. Il risultato delle università italiane, tutto considerato, è miracoloso“. Il prorettore ci tiene a sottolineare l’importanza della valutazione, perché questo “è un modo per distribuire le risorse. Incentivare chi sta andando bene e, nel caso, fare una politica di sostegno a iniziative nuove. Comunque la valutazione serve per decidere dove mettere i quattrini. Sarebbe meglio però affinare i metodi nazionali di valutazione, e penso ad Anvur. Meglio ancora sarebbe la creazione di un ente di valutazione europeo, perché altrimenti cinesi e americani misureranno le nostre università secondo i loro parametri, e ne usciremo sempre svantaggiati”.

Università: la migliore d’Italia secondo Shangai? Facile, la prima in ordine alfabetico

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