Bologna Pride. Cassero al Comune: “Nuovo welfare Lgbt”

Bologna, 28 giu. – C’è bisogno di ripensare al welfare per le persone Lgbt. E’ questa una delle richieste arrivate dal palco dell’Onda Pride di Bologna e su questo tema sono arrivate le promesse dell’assessore Matteo Lepore. Ad avere bisogno di una risposta sono le trans e i trans per cui è ancora molto difficile trovare lavoro, sono gli anziani gay che spesso sono senza figli ed hanno bisogno di assistenza. “Ci sono montagne di carte in parlamento che potrebbero migliorare la condizione delle persone gay, lesbiche e trans” ha detto il neorieletto presidente del Cassero Vincenzo Branà, ma intanto che si aspetta le amministrazioni locali possono fare qualcosa.

Sotto il palco una piazza del Nettuno gremita e variopinta, ventimila persone secondo gli organizzatori. C’era la parte più colorata con i costumi, gli unicorni arcobaleno, gli angeli e le figure mitologiche con i trampoli, ma c’erano anche le famiglie, i bambini, molti genitori, moltissimi giovani delle scuole superiori e dell’università, delegazioni consistenti da Modena e da Pistoia. Lo striscione di apertura recitava “ContiAmo” e dietro solo un furgone, elettrico, ma con la musica altissima, dance, anni ’80 ma anche Articolo31 e i Rolling Stone. In prima fila c’erano insieme a Branà la presidente del Mit Porpora Marcasciano, l’assessore comunale Matteo Lepore, il consigliere comunale Pd Benedetto Zacchiroli, la capogruppo di Sel in Comune, Cathy La Torre, il consigliere regionale Franco Grillini, storico leader del movimento omosessuale, e il presidente dell’Arci di Bologna, Stefano Brugnara. Il senatore Sergio Logiudice ha sfilato con la maglia delle Famiglie arcobaleno, insieme al marito e al figlio appena arrivato dagli Stati Uniti.

La contestazione da parte degli attivisti di Atlantide c’è stata ma con il suo discorso dal palco l’assessore Matteo Lepore ha ricevuto anche qualche applauso. Le attiviste che occupano il cassero di Porta Santo Stefano e che rischiano lo sgombero tra due giorni hanno fischiato e lanciato slogan dalla Sala Borsa dove hanno appeso lo striscione “A conquistare la fucsia primavera”. Dalla loro parte anche il Cassero con il discorso di Branà, terminato poco prima, che ha ricordato quando 32 anni fa il Comune ha dato il Cassero all’allora Circolo Frocialista. “In nome di quei compagni che c’erano allora dobbiamo essere al fianco di chi resiste allo sgombero” ha detto Branà. Matteo Lepore ha risposto “Uno spazio di libertà per voi in città ci deve essere, io sono qui per trovare un confronto”. Poi le promesse su una maggiore attenzione ai problemi quotidiani che le persone Lgbt si vivono.

Dal palco ha parlato per prima Flavia Madaschi di Agedo, “la mamma di tutti i gay di Bologna” come l’hanno presentata dal palco. Dalla piazza si è levato un lungo applauso che sembrava un abbraccio per una donna provata in questo momento dall’età e dalla malattia. Madaschi ha ricordato che per molti gay e lesbiche gli altri 364 giorni all’anno sono difficili, soprattutto per i più giovani che non hanno il supporto della famiglia, ed è tornata a chiedere maggiore formazione sul tema per gli assistenti sociali. In seguito ha parlato anche  Ilaria Trivellato delle Familige Arcobaleno che chiedono il riconosciumento di una genitorialità che per loro è già realtà. Sul palco per a prima volta anche gli sportivi di Boga. Per tutti in piazza Nettuno la richiesta è uguaglianza ma i partecipanti del Pride che abbiamo intervistato hanno opinioni diverse su matrimonio e unioni civili. C’è chi chiede adozione subito e chi considera invece un passo avanti la proposta del presidente del Consiglio Matteo Renzi sul riconoscimento delle unioni civili di coppie stesso sesso.

 

 

 

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