Bologna prepara il 19 ottobre: “Andremo a Roma per tenerci le piazze”

piazza4 ott. – Due giorni e due notti, una scommessa politica ma anche logistica. Il 18 ottobre lo sciopero generale dei sindacati di base, poi il tentativo di acampada. Il giorno dopo, il 19, il corteo che punterà alla “sollevazione generale” e “all’assedio dei palazzi del potere”, due parole d’ordine che al loro interno contengono il senso della due giorni romana del prossimo ottobre. Non è finita: dopo il corteo del sabato e il tentativo di arrivare sotto i palazzi del governo, ci sarà di nuovo un’acampada. “Proveremo a tenere la piazza per la notte, per questo da Roma ripartiremo il giorno dopo”. “Sappiamo che non sarà una passeggiata, ma su queste manifestazioni stiamo lavorando da tanto e in tutto il paese”, dice un sindacalista di base di fronte a 150 persone nell’Aula A di Scienze politiche, in Strada Maggiore. Un’assemblea cittadina, quella di ieri sera, indetta per spiegare le due giornate di ottobre. Le parole di apertura dedicate ai migranti morti a Lampedusa, “uccisi dallo sfruttamento neoliberista, un motivo in più per la nostra vendetta”. Poi una serie di interventi: InfoAut, Crash, Usb, Si Cobas, Asia Usb, Hobo e Cas. La sfida, dice un militante dell’autonomia, “è quella di rompere il piano simbolico. In questo paese serve una svolta, è sbagliato lamentarsi dicendo che non succede nulla da due anni, bisogna partire da quello che c’è e dalle lotte locali, metterle in rete e rilanciarle”. “Vogliamo prenderci e tenerci una piazza. Ci caricheranno? Lo sappiamo, ma noi staremo lì, e quanto torneremo nelle rispettive città la domenica del 20 ogni lotta avrà più visibilità e forza”. 

Per arrivare al 19 ottobre in tutta Italia una fitta serie di manifestazioni e incontri. Bologna non fa eccezione. Mercoledì 9 alle 21 ci sarà un’assemblea pubblica in Piazza Verdi, poi martedì 15 il corteo del Cua per “vendicare Photinia”, l’alberello (rimosso dal Comune a inizio settembre) piantato dopo le manifestazioni del giugno scorso e in solidarietà con Gezi Park. “Il tema del lavoro è ormai assente dall’agenda politica – dice un sindacalista di Usb – per questo scioperiamo il 18. Il nostro è uno sciopero politico contro il governo Letta, un governo che ora è più forte e che per questo spingerà verso nuovi tagli. La scelta di legare lo sciopero alla manifestazione del 19 è stata certamente faticosa. Uno sforzo di due giorni è difficile, ma ci crediamo. Daremo voce al conflitto”. “Non siamo e non possiamo essere compatibili con il sistema di potere – dice un attivista di Asia Usb – I diritti non sono compatibili con chi li vuole cancellare. In piazza chiederemo una sola grande opera: casa e reddito per tutti”.

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