Bologna è un test market per gli stupefacenti

16 dic. – Vista la grande presenza di giovani, dovuta all’università, Bologna sarebbe un test market per le droghe. E’ la tesi di Fabio Bernardi capo della squadra mobile della questura di Bologna che questa mattina è intervenuto ad un convegno in Sala Borsa organizzato nell’ambito di Guida la Notte, progetto coordinato dal Comune di Bologna e rivolto alla lotta all’abuso di alcol e droga da parte dei giovani delle scuole superiori.

L’esempio che cita Bernardi è quello della ketamina: la sostanza stupefacente un tempo utilizzata solo nei rave, è stata “tracciata per la prima volta a Bologna” e ora si è diffusa nel mercato anche grazie al prezzo più basso che ha rispetto alla cocaina. Altro stupefacente che cita Bernardi è l’eroina bianca che, poco per volta, ha sostituito nel mercato la brown sugar, eroina più scura e di qualità inferiore (dal punto di vista del principio attivo). All’interno del mercato delle sostanze stupefacenti vigono le stesse regole del mercato legale: per riattivare un mercato che è spento è necessario “diversificare il prodotto, come fanno le multinazionali” dice Bernardi. “L’eroina bianca che io da vent’anni nell’antidroga avevo visto solo raramente una volta a Genova proveniente dall’Olanda, l’ho vista molto più frequentemente qui a Bologna”. Lo stesso aumento di presenza di eroina bianca gli investigatori dell’antidroga l’hanno registrato a Perugia, altra città ad alta densità studentesca.

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Davanti ad un pubblico di circa 200 studenti provenienti da alcune dell scuole superiori della città coinvolte nel progetto, il capo della squadra mobile ha voluto far riflettere i ragazzi su cosa ci sia dietro ad ogni grammo di cocaina. “Ci sono 3 metri quadrati di foresta vergine in meno…” inizia l’elenco Bernardi, poi la “sofferenza dei contadini” sfruttati, il danneggiamento delle risorse idriche. Ma non solo: per estrarre un chilo di cocaina da 150 chili di foglie di coca, ci vuole “cemento, ammoniaca, acido solforico, soda caustica, benzina, kerosene, permanganato di potassio“. E tutto questo, dice Bernardi, impoverisce le popolazioni.

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