Black Monkey: si apre il primo processo alla ‘ndrangheta in Emilia-Romagna

Bologna, 9 gen. – La Regione Emilia-Romagna presenterà il 10 gennaio la richiesta di costituzione di parte civile nell’udienza preliminare del processo scaturito dall’inchiesta “Black Monkey. E’ la prima volta che accade e rappresenta un segnale di forte continuità politica, soprattutto rispetto agli obiettivi della legge regionale di prevenzione alle infiltrazioni mafiose approvata nel 2011. Il gup Andrea Scarpa valuterà la richiesta insieme a quelle che saranno presentate anche dall’Ordine nazionale dei giornalisti, da Libera, da SOS Impresa Confesercenti, dal Comune di Modena e dal giornalista Giovanni Tizian.

Si tratta di un processo che in regione vede imputate 34 persone rimandate a giudizio dal pm Francesco Caleca, ben 24 delle quali accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il primo grande processo che si celebrerà in Emilia-Romagna per reati relativi al 416 bis e vede alla sbarra una presunta organizzazione, che realizzava profitti con il gioco d’azzardo illegale, capeggiata per la’ccusa da Nicola “Rocco” Femia. Considerato dagli investigatori del Gico di Bologna e dalla Procura di Bologna organico alla ‘ndrangheta reggina e poi alla guida di una autonoma struttura criminale, Femia si era dal 2002 trasferito a Sant’Agata, in provincia di Ravenna. Da qui avrebbe creato un vero e proprio impero, dirigendo sul territorio nazionale ed estero un’intensa attività illecita nel settore del gioco on line e delle video slot manomesse.

In una intercettazione registrata dai finanzieri, Femia e Guido Torello – faccendiere recidivo e tra l’altro arrestato nel 2008 per associazione a delinquere, truffa e riciclaggio – parlano di due articoli apparsi sul quotidiano modenese e firmati da Giovanni Tizian, in relazione agli affari che la malavita riusciva a portare a termine grazie alle slot machine. Gli articoli sottolineavano i legami di Femia con la criminalità organizzata calabrese, generando le ire dell’indagato: Torello, con la frase agghiacciante “se questo giornalista non la smette gli sparo in bocca“, si metteva a disposizione per “eliminare il problema”. Per questa intercettazione, giudicata gravissima dai magistrati, Giovanni Tizian vive da oltre due anni sotto la protezione di una scorta armata. La “caratura” del processo scaturito dall’inchiesta Black Monkey è evidente anche dalla presenza tra gli imputati, come Guido Torello, di elementi non organici all’organizzazione ma di essa possibili fiancheggiatori: commercialisti, ex appartenenti alle forze dell’ordine, ingegneri informatici.

Qui di seguito la puntata di AngoloB di giovedì 9 gennaio, realizzata insieme a Libera Radio e dedicata al processo Black Monkey che sarà celebrato a Bologna, con le testimonianze di Giovanni Tizian, della vice presidente della Regione Emilia-Romagna, Simonetta Saliera, e di Enza Rando, l’avvocato che in dibattimento  rappresenterà il giornalista emiliano e l’associazione Libera.

Come accaduto durante altri importanti processi di mafia, diverse realtà associative si sono date appuntamento venerdì mattina all’udienza preliminare, per sostenere l’azione delle parti civili, costituire una sorta di presidio in tribunale per far percepire il proprio interesse di cittadini per il processo e per manifestare il sostegno a Giovanni Tizian. Tra le altre, i coordinamenti di Libera Emilia-Romagna, di Modena e Bologna, di Reggio Emilia, di Carpi “Peppe Tizian” e di Terre dei Castelli “Lea Garofalo. Ma anche il Comitato unitario dei professionisti di Modena, LegambienteEmilia-Romagna e Modena.

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