“Bella Fuori”, anche l’urbanistica partecipata fa discutere

Beppe Ramina commenta su facebook il progetto di riqualificazione di un’area verde vicino a casa sua, dietro la fiera nel quartiere San Donato. Per l’ex direttore de “il Domani” quei campi di sterpaglia spelacchiata forse erano preferibili all’asettico “verde attrezzato” che ora sovrasta ogni cosa. Un verde, per Ramina, un po troppo attrezzato. E’ iniziata cosi una discussione on line (peraltro molto civile) tra sostenitori e critici di quest’intervento che, come è stato fatto notare, è frutto di un percorso di urbanistica partecipata.
Ecco le considerazioni di Beppe Ramina:


C’erano una volta, fra le vie San Donato, Salvini, Garavaglia, della Villa, due spazi verdi; meglio: uno verde sotto il livello stradale (via della Villa) dove i cani venivano portati a sgambare e che, quando pioveva, restava per qualche giorno una conca acquitrinosa; un altro, attraversato l’incrocio con Garavaglia, attrezzato con qualche gioco per i bimbi, panchine, erba spellacchiata sulla quale i ragazzini tiravano i primi calci, un chiosco per i gelati col calciobalilla e un club di sostenitori e di sostenitrici del Bologna FC. Il giardinetto confinava col centro civico Francesco Zanardi, una costruzione che, a occhio e croce, risaliva agli anni Sessanta.

Venne edificata una nuova sede per il quartiere, più bella e funzionale; il vecchio centro civico – non so perché – venne abbattuto. Restò in piedi un edificio, ora affidato ai fotografi dell’associazione UFO per farci mostre, corsi, iniziative. Ma l’area era un po’ malconcia. Così, meritoriamente, la Fondazione del Monte, inserì quell’area tra i progetti strategici da finanziare. Partì un percorso di urbanistica partecipata e lo scorso anno il progetto venne approvato e iniziarono i lavori.

Ad alcuni gli prese il malumore – non a me, anzi – perché un breve tratto di via Garavaglia sarebbe stato chiuso al traffico. Raccolsero firme e si arrabbiarono molto. Fortunatamente, senza successo.
Passavo – ci passo tuttora, anche questa mattina – da lì ogni giorno per comprare il giornale e poi salire sul 20 e andare al lavoro. E cercavo di decifrare lo stendardo sul quale hanno stampato il disegno dell’area: ho impiegato molte settimane per capire che, benché fosse appoggiato in orizzontale, con un processo mentale per me complicatissimo, per mettere l’area nella giusta prospettiva, occorreva ruotarlo sulla verticale.

Quando mi parve di aver capito il senso di quanto si andava facendo, mi parve una buona idea: le due aree verdi si sarebbero unite e bimbi, anziani, golosi del gelato e ciondolanti avremmo goduto di uno spazio abbastanza tranquillo, divertente, riposante.
Poi gli eroici operai, affrontando giorni di pioggia e di neve e di sole, presero a sistemare le cose perbene. Ma il verde, quello da calpestare, quello per tirare due calci al pallone o grufolare, anziché aumentare diminuiva di giorno in giorno.

Una distesa di cemento di colore ocra (o Terra di Siena) è diventata il segno distintivo della zona. L’area dove sorgeva il vecchio centro civico e il tratto di strada chiusa, che immaginavo a verde, sono state ricoperte dalle gettate di cemento; la stessa fine è toccata ad alcune aree che dipartono dal chiosco e si congiungono e percorrono l’altra area verde. I vialetti, sempre di quel color ocra (Terra di Siena?), anziché essere presenze discrete, leggere, delicate in mezzo al verde, sono larghi tre o quattro metri.

Aiuole curatissime ospitano piante e irrigatori, mentre altri spazi, un tempo erbosi, sono ora ricoperti da ghiaia tenuta ben pressata con una copertura trasparente di plastica.
Per alcuni giorni, assieme a umarells e ‘zdaure, ho pensato che su un lato che lambisce via Salvini, avessero deciso di fare un campo da bocce. Ma questa mattina si è rivelato un nuovo manufatto: un pavimento grigliato (come lo si ripulirà?, era la domanda di questa mattina tra gli osservatori) con imbullonate panche e tavoli, fitti come in quei ristoranti dove si spreme lo spazio al massimo per avere più coperti.

E poi un vivvadio di parallelepipedi di cemento a uso panchine, ci si immagina, dagli spigoli che alquanto terrorizzano nonni e genitori. So già che verrà proposto il calcolo truffaldino per il quale il “verde attrezzato” è aumentato; è vero, ma un po’ troppo attrezzato cosicché il verde, quello vero, è di gran lunga diminuito.

D’accordo: il cemento, le aiuole che non sono calpestabili, la ghiaia pressata, richiedono meno manutenzione, ma preferivo il verde spellacchiato e mai manutenzionato a questa versione senz’anima.
Il progetto si chiama Bella Fuori. Può essere, anche se a me non sembra. Di sicuro è poco bella dentro, ha perso in valore d’uso e in valore di scambio, relazionale.

Si dice: oramai è fatta, il 13 giugno verrà inaugurato, mica si può smantellare tutto quel cemento.

E io domando: perché no?

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.