Beatrice Antolini: equilibrio in cinque pezzi

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20 nov. – “Io volevo proprio fare un ep: in quelle cinque tracce c’è tutto, è un equilibrio da cinque pezzi”: Beatrice Antolini ha, come sempre, le idee molto chiare sulla sua nuova uscita, Beatitude, che segna il passaggio a La Tempesta della musicista marchigiana e bolognese d’adozione. “Ci si è trovati nel momento giusto al posto giusto”, ha raccontato la Antolini martedì a Maps, parlando dell’incontro con l’etichetta (“chiamiamola rock, io odio dire ‘indipendente'”) come qualcosa che era nell’aria da sempre e dimostrando ancora una volta la stima nei confronti della label: “La Tempesta ha il modo giusto di fare le cose”.

Come da tradizione, la Antolini ha suonato alcuni pezzi del nuovo lavoro nei nostri studi, in attesa del concerto di domani al Covo Club, che la vedrà prima del live di Ólöf Arnalds: se date un’occhiata alla playlist dello showcase, noterete un ricorrente tema “animale” nei nomi dei brani. Ma non cadete nell’inganno di chi vi scrive: “dromedarium” è un tipo di ragno, non il quadrupede del deserto. E i ragni, oltre a essere protagonisti della prima canzone (e singolo) dell’ep, saranno anche insieme alla musicista in un video promozionale del disco: “Lo sto montando”, ci ha rivelato la nostra ospite, aggiungendo una serie di dettagli sul rapporto tra lei e le creaturine. “La specie che abbiamo usato ha una caratteristica: se un esemplare cade a schiena in giù, esplode“: noi ci fidiamo.

Nel live che sentirete, Beatrice suona la batteria. Noi la conoscevamo come pianista, ma… “Ho sempre suonato la batteria nei miei dischi, per suonarla dal vivo ci voleva un batterista più batterista”, ci ha detto la nostra ospite andando avanti e indietro tra tamburi (per le canzoni) e microfono (per l’intervista). Ma dopo un tour estivo in cui appunto lei era da sola sul palco con batteria ed elettronica, ci ha preso gusto. Così come si è divertita a scrivere un pezzo in cui avesse una parte Federico Poggi Pollini: è uno degli ospiti che trovate in Beatitude (che, per inciso, potete pronunciare in tre modi: ascoltare l’intervista per credere).

Non crediate, però, che la Antolini spieghi tutto: ama confondere le acque, ti fa confondere approccio acustico ed elettronico. Lo chiama “ibridone”: “In questo disco ci sono un sacco di cose elettroniche che non sono percepite come elettroniche, ed è bellissimo”.

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