Assenteismo e dimissioni dal Consiglio comunale. Perchè Borgonzoni non risponde?

Niente da fare, Lucia Borgonzoni, candidata della destra alle regionali, non risponde alla domanda sul perché non si dimette dal consiglio comunale di Bologna dove, da quando è stata eletta in Senato e poi nominata nel primo governo Conte, non ha quasi più messo piede. I numeri dell’assenteismo sovranista della senatrice Borgonzoni li ha snocciolati qualche giorno fa l’assessore alla cultura Matteo Lepore, che con un video su Facebook ha attaccato a testa bassa la sfidante di Stefano Bonaccini.

E Borgonzoni, al fianco di Matteo Salvini poco prima di salire sul palco del Paladozza, a domanda diretta non ha risposto. Prima si è sottratta, buttando metaforicamente la palla nel campo avversario: “Bisogna dire al Pd che forse io faccio più interrogazioni e chiedo più cose in Comune e dati su segnalazioni dei cittadini di quanto non fanno tutti i consiglieri comunali della sinistra messi assieme”. Poi ha continuato, sovrastando le domande (sempre la stessa: Perché non si è dimessa?), parlando di consiglieri di sinistra che scaldano la sedia per prendere lo stipendio, “che io non prendo”. Ma alla domanda di Giovanni Stinco non ha voluto rispondere: “Perché non si è dimessa?”. Un sorriso beffardo e Salvini prende la parola per fare da scudo alla sua candidata. “L’accusa di assenteismo me l’hanno fatta per un anno quando ero al Governo. Uno sta in ufficio il tempo necessario che richiede l’ufficio, e poi sta tra la sua gente perché i problemi li può risolvere dall’ufficio o dalla strada o dalla fabbrica o dalla scuola, dall’ospedale, dalla piazza” dice Salvini che chiosa con un lapidario: “Penso che gli italiani abbiano gradito il lavoro che ha fatto Lucia”.

      Assenteismo_Borgonzoni non risponde

Insomma, la tecnica è collaudata: a domanda diretta, se imbarazza, non si risponde, si svia, sempre e puntualmente. Si cerca di portare la comunicazione sul proprio terreno sicuro fatto di appelli al “buon senso”, al “cuore immacolato di Maria”, alla pancia . A dirla tutta, la strategia non l’hanno inventata Salvini e la Bestia: il Capitano e i suoi accoliti la usano però con sempre meno remore. Come dimostrano le innumerevoli volte in cui l’hanno ostentata. Ne citiamo una: la vicenda delle moto d’acqua e delle minacce al collega Valerio Lo Muzio. Fateci caso: succede tutte quelle volte in cui un giornalista non si limita a porgere il microfono ma fa domande. Che, per inciso, è proprio il nostro lavoro. Proprio come il partecipare alle commissioni, alle discussioni, alle votazioni è il compito di chi è stato eletto in un consiglio comunale.

La ragione delle mancate dimissioni di Borgonzoni sta nella lista dei non eletti che potrebbero subentrare al suo posto, e in particolare nel nome del primo: Hendrik Atti. Tassista con un forte senso civico, che lo scorso anno è intervenuto per difendere un netturbino aggredito, rimediandone un pestaggio con 22 giorni di prognosi, Atti è considerato da Borgonzoni una persona non facile da comandare e controllare. Uno, insomma, di cui i vertici locali del partito non si fidano. “E’ per questo che lei non molla il posto” dice un ex leghista.

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