Ásgeir: “Vi spiego il fattore islandese”. L’intervista a Maps

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Mesi fa siamo stati rapiti da una canzone, “King and Cross”, firmata da un musicista sconosciuto, di nome Ásgeir Trausti. Islandese, poco più che ventenne, Ásgeir (che ha deciso di farsi chiamare così) poteva vantare mesi fa nei crediti del brano anche il nome del nostro amato John Grant, autore della traduzione del testo della canzone. Poi è arrivato il disco intero, In the Silence e con esso altre notizie sul musicista, ma soprattutto ascoltando l’album alla fine dell’anno scorso, abbiamo avuto l’impressione di un lavoro maturo e completo.

Come vi abbiamo già raccontato, quando abbiamo deciso di fare dell’album il nostro disco della settimana, il disco è la versione inglese di Dyrd í Dauðathogn che è l’album di debutto più di successo della musica islandese. “Non mi aspettavo assolutamente di avere un successo del genere, né tantomeno di diventare il leader di una band. Mi sono sempre sentito un chitarrista“, ci ha detto Ásgeir in diretta telefonica a Maps venerdì scorso. E il successo è continuato quando c’è stata l’idea di tradurre in inglese le liriche redatte dal padre del musicista (paroliere e scrittore). Da lì è venuto fuori il nome di John Grant, che ha portato il giovane ex-giavellottista con sé per alcune date in un tour del Regno Unito.

Il disco, previsto per la fine di novembre 2013, è uscito finalmente una settimana fa e, lo ribadiamo, è un album davvero interessante: il connubio che le tracce esprimono è insieme folk ed elettronico, ma con quel sapore particolare che pare emanare tutta la musica che viene dalla piccola isola lassù nell’Atlantico. Ma qual è il fattore islandese, quindi? L’abbiamo chiesto a Ásgeir, che ci ha dato una risposta davvero poco scontata e sulla quale riflettere. Godetevi l’intervista, tradotta in diretta da Emily Clancy che ringraziamo.

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