Arci Guernelli. Le associazioni puntano il dito contro Questura e Comune

 

Bologna, 21 lug. – Lo sgombero che in qualche modo ha riguardato anche il circolo Arci Guernelli? Un’operazione “violenta e arbitraria”. Il comportamento delle istituzioni? “Omertoso”, perché quel che è successo mostrerebbe che “a nessuno è garantito il proprio diritto ad essere ascoltati e tutelati dall’amministrazione pubblica, nemmeno all’interno dei criteri della legalità”. La sintesi? “Uno scenario fascista”. Parole pesantissime quelle di alcune delle associazioni legate al circolo Guernelli, parole che arrivano dopo una lunga discussione interna e alcuni giorni in attesa di segnali dalle istituzioni che, evidentemente, a loro giudizio non sono arrivati.

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A mettere nero su bianco (qui il comunicato completo) un atto di accusa che punta il dito direttamente contro Comune e Questura sono una squadra di calcio”Il Grinta Asd“, il team di pallavolo Gino Milli, la squadra dilettantistica di boxe Stevenson, l’associazione che si occupa di attività fisica e corpo Leib, e infine il gruppo politico”Sinistra Classe Rivoluzione“. Al di là dell’ultima sigla si tratta di associazioni non indifferenti alla politica ma sicuramente, vista la loro natura, più impegnate in questioni sportive. Sigle per sensibilità vicinissime al circolo Arci Guernelli – che invece ha scelto al momento di non commentare aspettando l’esito delle indagini –  e che si sono messe assieme per stilare un comunicato e dire che c’è stato, a loro avviso, “un uso strumentale dello sgombero” per mettere il circolo Arci in una condizione di “ricatto”. Perché il circolo ha un debito nei confronti di Acer di circa 100 mila euro, cifra che il Guernelli si era impegnato a restituire attraverso un piano di rientro spalmato sui 15 anni della convenzione appena stipulata. Ora, dicono le associazioni, “Acer e Comune pretendono, prima della riapertura del circolo, di ridiscutere il piano di rientro del debito entro Agosto, ponendo di conseguenza il circolo in una posizione di ricatto” e mettendo in pericolo “l’autonomia” e l’identità dello stesso circolo.

Ma non è tutto. Secondo chi ha scritto il comunicato lo sgombero potrebbe essere stato in alcuni aspetti irregolare, ad esempio sulla questione delle notifiche dell’ordinanza del sindaco per liberare i palazzi. Sull’operazione vera e propria iniziata alle 6.40 di venerdì invece il comunicato recita così: “Quello che si sa è dunque che durante le operazioni di sgombero, quando le forze dell’ordine bloccavano a cento metri di distanza dagli edifici chiunque volesse avvicinarsi, compresi i soggetti interessati, qualcuno si è introdotto nel Circolo dal primo piano rimuovendo un pannello blindato, ha sfondato tutte le porte che ha trovato, ha rubato l’incasso e il fondo cassa e si è preso tutto il tempo per bere succhi di frutta e birre. Fino alle 17 nessun altro è entrato nella zona”. Si chiedono le associazioni: “Chi può aver sistematicamente sfondato le porte del Circolo, mentre decine e decine di esponenti delle forze dell’ordine presidiavano il territorio, con un livello di controllo che bloccava i passanti a più di cento metri, mentre le persone occupanti, uniche presenti nella zona, erano sgomberate e allontanate dagli edifici?”. Una domanda a cui al momento non è stata data risposta, ma non è difficile individuare il bersaglio retorico dell’argomentazione. In Procura, per fare luce sulla questione, è stato aperto un fascicolo e ai Carabinieri presentata una denuncia. “Proprio per l’arbitrarietà dell’operazione e per la violenza con cui è stata condotta – dice infine il comunicato – ci stupisce molto il silenzio da parte dei soggetti istituzionali coinvolti, non ultimo il voto contrario, in sede di Consiglio Comunale, ad un Ordine del Giorno dedicato alle operazioni che hanno coinvolto di via Gandusio”.

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