Archiviazione Bonaccini. Per i pm niente prove, solo “margini di dubbio”

Stefano BonacciniBologna, 25 set. – Voci di spesa per pranzi e cene completamente prive di motivazione e non conformi alle modalità dei rimborsi applicate ai viaggi. Insomma, anche dopo l’interrogatorio e le spiegazioni fornite, rimangono dubbi sui 4.147 euro contestati dalla Procura di Bologna a Stefano Bonaccini, ma su cui è praticamente impossibile ottenere ulteriori prove. Queste le motivazioni che hanno spinto i pm a chiedere l’archiviazione dall’accusa di peculato per il candidato Pd alle primarie per la Regione.

Nella richiesta, lunga oltre 20 pagine, si legge che nel periodo preso in considerazione dall’inchiesta sulle spese dei gruppi regionali (dal maggio 2010 al dicembre 2011), 3.902 euro sono stati spesi per ristoranti (di cui 149 euro fuori regione) e 235 euro per trasporti. Nelle ricevute dei ristoranti i coperti sono due, tre, cinque, talvolta nove, ma si tratta sempre di cifre modeste: nessun locale di lusso o grande chef, insomma. I pm titolari del fascicolo (Morena Plazzi e Antonella Scandellari, con la supervisione di Roberto Alfonso e Valter Giovannini) scrivono che ci sono spese completamente prive di motivazione e che è emersa una assoluta difficoltà a contestualizzare le spese di rappresentanza. Insomma, si tratta di spese per pranzi e cene non ulteriormente specificate, a differenza di altri casi, osserva la Procura, in cui appare certa la destinazione delle somme sborsate. Bonaccini, nel suo colloquio con gli inquirenti, ha spiegato di voler chiarire la propria posizione poiché si trova in una fase di esposizione mediatica, data la sua candidatura.

Bonaccini ha anche descritto la propria attività politica come necessariamente sovrapposta, riferendosi al suo doppio ruolo di consigliere regionale e di segretario dem regionale. Il candidato ha sottolineato anche di aver speso sempre cifre contenute e di aver sempre usato la carta di credito del gruppo, anziché il contante, per garantire maggiore trasparenza. Fatto sta che quanto detto per i pm non consente di procedere ad alcuna attività di acquisizione di elementi di riscontro e lo stesso Bonaccini ha escluso di poter fornire dati più precisi. Dunque, anche dopo le dichiarazioni spontanee del segretario regionale, “residuano margini di dubbio non completamente dissolti sulla certa riferibilità all’attività consiliare di tutte le spese”. Dubbio, tuttavia, a giudizio dei pm, che “da un lato non vede una prospettiva di soluzione attraverso alcun altro approfondimento investigativo” e dall’altro non assume di per sè un adeguato peso indiziario né tantomeno probatorio in funzione di un eventuale processo. Del resto, pur in assenza di norme regionali dettagliate o di criteri indicati dal capogruppo, “non poteva sfuggire al consigliere Bonaccini l’esistenza di un generale obbligo di giustificazione delle spese da lui sostenute secondo le precipue finalità istituzionali”. L’essere venuto meno a questo obbligo, soprattutto per quanto riguarda i ristoranti, omettendo di fornire qualsiasi giustificazione a quanto pagato, se da un lato, insistono i pm, può assumere rilievo negativo sul piano contabile, non può tuttavia essere ritenuto sufficiente a fornire la prova di un utilizzo improprio dei finanziamenti per scopi estrani alla finalita” del gruppo o per scopi personali.

I pm, inoltre, si soffermano sulla scarsa rilevanza economica del totale dei rimborsi non coperti da apprezzabile giustificazione. “La modestia delle spese sia singolarmente considerate che nel loro complesso in un contesto generale di sostanziale correttezza e adeguatezza delle spese, anche considerate le maggiori e ingenti somme a disposizione” del consigliere, rappresenta un approccio di Bonaccini estraneo a una volontà di “approfittamento” illecito delle risorse pubbliche, cioè quello che connota il reato di peculato, concludono i pm (Dire)

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