Arcese. Picchetti contro gli “incentivi negativi”

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Bologna, 11 set. – Tornano i blocchi dei facchini ai cancelli delle aziende della logistica in provincia di Bologna. Questa mattina alcune decine di facchini e sindacalisti dei Si Cobas hanno bloccato per alcune ore l’ingresso dell’Arcese di Castel San Pietro Terme. Una parte di loro, una trentina, sono dipendenti della cooperativa Libera che gestisce il facchinaggio all’interno dello stabilimento bolognese della multinazionale del trasporto merci.

I lavoratori chiedevano alla coop veneta un aumento di livello contrattuale (dal Sesto Junior al Quinto), l’intero recepimento del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore, e la cancellazione degli “incentivi negativi” previsti dal regolamento della cooperativa veneta. Simone Carpeggiani, dei Si Cobas, spiega il funzionamento di questo meccanismo: “I lavoratori hanno contratti ad ore e vengono pagati ad ore. Però la coop ha questo sistema di incentivi: se i lavoratori spostano più colli di quelli previsti dalla commessa ricevono un premio, difficile perché i colli richiesti sono molti. Se invece fanno meno colli ricevono un incentivo negativo“. Il problema che sollevano i Si Cobas è che, stando a quanto previsto dallo statuto della cooperativa veneta, se si raggiunge una somma di mille euro di incentivo negativo si perde la condizione di socio e si viene licenziati.

“Nulla di illegale” dice Giuseppe Sinopili, vice presidente della cooperativa, che rivendica con orgoglio lo “spirito meritocratico individuale” che ispira la sua azienda. “Chi alla fine del mese riceve anche 200 euro in più in busta paga non vuole vedere cancellato l’incentivo” spiega.

A determinare i livelli ottimali di ogni commessa e a giudicare il lavoro degli addetti è la direzione operativa. Al momento del raggiungimento di un incentivo negativo di mille euro il socio, come previsto dal regolamento della cooperativa, perde il “diritto alla scambio mutualistico“. Venendo meno tale diritto, il socio rischia di perdere, sempre secondo quanto previsto dal regolamento della coop, anche il posto di lavoro. “In 15 anni nessuno è stato licenziato” ricorda Sinopili.

Dopo i blocchi a singhiozzo di questa mattina, i Si Cobas hanno incontrato un rappresentante di Libera coop in presenza della committenza. “Abbiamo espresso la massima disponibilità al dialogo” racconta Sinopili. La trattativa proseguirà domani mattina, venerdì, con un incontro fissato per le 11.30. Tema caldo è il passaggio dei lavoratori impiegati a Castel San Pietro ad un livello contrattuale più alto: l’azienda si è detta disposta a discutere un graduale adeguamento, da qui alla fine dell’anno.

Libera Società Cooperativa, aderente a Confcooperative, ha sede in provincia di Rovigo: ha circa 450 addetti, l’88% dei quali sono soci. E’ attiva nel settore del facchinaggio, della pulizia e della cura del verde ed ha in appalto la gestione di molti cantiere importanti. Nel suo portafoglio clienti ci sono nomi di peso: Arcese, Inps, Bormioli Rocco, Geodis e anche il Caab di Bologna. Dell’intera forza lavoro di Libera, circa 120 lavoratori sono impiegati presso stabilimenti Arcese: a Castel San Pietro sono una quarantina. La cooperativa ha un fatturato di oltre 12 milioni di euro, un trend di crescita negli ultimi anni di oltre il 20% annuo, e un utile netto nel 2013 di poco meno di 2600 euro. Per diventare soci è necessario versare, in rate mensili di 75 o 25 euro, la quota sociale di 5000 euro. “Andiamo fieri del nostro spirito meritocratico individuale” dice il vice presidente Sinopili.

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