Amianto. I lavoratori delle Ogr di Bologna marciano con la morte in corteo

amianto e mio marito ogr officine grandi riparazioni bologna

Foto agenzia Dire

Bologna, 10 lug. – Quando partono in corteo davanti a loro c’è la morte, tunica nera, falce e un cartello che dice: “L’amianto è mio marito”. Tempo di percorrere i duemila metri che separano le Officine grandi riparazioni di Bologna dalla sede dell’Inail, destinazione del corteo, che la morte, quella vera, torna a farsi sentire. A dare l’annuncio è il dottor Vito Totire: “C’è un nuovo caso di esposizione all’amianto, ieri sera abbiamo diagnosticato un mesotelioma duplice a un ex lavoratore delle Ogr ora in pensione”. E quando si parla di mesotelioma, alle Officine grandi riparazioni tutti sanno che l’aspettativa di vita è sotto i due anni. Tra gli ex lavoratori sono in tutto 8 le persone colpite da tumori legati all’esposizione all’amianto, presente almeno fino agli anni 80 nei capannoni di via Casarini dove si riparavano e si continuano a riparare i convogli di Trenitalia. In officina invece ci sono almeno due lavoratori con placche ai polmoni. Ancora nessuna diagnosi specifica, ma nel corteo tutti pensano all’asbestosi, malattia polmonare legate all’inalazione delle fibre di asbesto.

vittime amianto ogr 1 officine grandi riparazioniPer denunciare “la strage continua” i lavoratori delle Ogr sono scesi di nuovo in piazza e in corteo hanno marciato fino alla sede dell’Inail. “Abbiamo un’aspettativa di vita inferiore a quella degli altri lavoratori”, spiegano, e per fare capire il concetto hanno deposto davanti all’ingresso della sede bolognese dell’istituto dei quadri con i nomi dei loro colleghi morti. In 30 anni i morti accertati sono stati oltre 200. All’Inail chiedono il riconoscimento automatico dei benefici previdenziali legati all’esposizione all’amianto. In sintesi pensione anticipata e indennità. Benefici che vengono concessi in via automatica per periodi lavorativi fino al 1985. Poi l’unico modo per ottenerli, i benefici, è la via legale, ma le cause sono costose, anche in termini di tempo.

Salvatore Fais è rsu e rsa alle Ogr. Con altri colleghi ha incontrato il direttore dell’Inail di Bologna. “Chiediamo attenzione, e chiediamo che si apra un vero percorso per quanto riguarda l’avvelenamento da amianto nelle officine di Bologna. Oggi il direttore ci ha ascoltato e prenderà in considerazione le nostre richieste”.

I lavoratori delle Ogr non devono combattere solo contro la paura della malattia e la burocrazia. C’è anche l’azienda, che sta pensando di dismettere lo storico stabilimento di via Casarini. “Alcune lavorazioni pensano di esternalizzarle, altre le vogliono portare a Foggia, altre ancora a Vicenza”, spiega Silvano De Matteo, rsu Cgil. Dopo anni di battaglie gli operai sono riusciti a evitare la chiusura dello stabilimento, “e ora si parla infatti di trasferimento delle attività”. Ma resta la volontà aziendale, spiegano dalla Cgil, di dismettere – o comunque ridurre fortemente – le attività dell’officina. “Al sindaco i dirigenti aziendali hanno dato garanzie sull’occupazione e quindi a lui hanno promesso di salvaguardare gli attuali 300 posti di lavoro – continua De Matteo – A noi invece stanno dicendo che quando trasferiranno le attività da via Casarini alla zona del Lazzaretto i posti conservati saranno la metà”. Che fine faranno i restanti 150 non si sa.
ogr lavoratori bologna officine grandi riparazioni

 

Jader lavora dal 1980 alle Officine grandi riparazioni. Lo incontriamo di fronte alla sede dell’Inail, mentre legge uno ad uno i nomi dei colleghi uccisi dall’amianto. “Alcuni li conoscevo”, dice.

jader ogr officine grandi riparazioni bologna

Jader, dal 1980 alle Ogr di Bologna

Questa è invece la voce di Enrico, alle Officine dal 1995. “Secondo me l’amianto in fabbrica c’è ancora”, dice.

enrico ogr officine grandi riparazioni bologna

Enrico: “Manifestiamo anche per chi si ammalerà”

Ogr Bologna. Niente chiusura, ma ora c’è il rischio spezzatino

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.