Amianto. In Emilia-Romgna 153 diagnosi di tumore killer, “e il numero non scende”

Registro esposti all'amianto. La regione prende tempo
Bologna, 5 ott. – A 24 anni dalla messa a bando l’amianto continua a uccidere, in Italia e in Emilia-Romagna. A non lasciare scampo e’ il mesotelioma maligno, tumore raro e scientificamente correllato con l’esposizione alla polvere killer. Per il 2017 in Emilia-Romagna le diagnosi parlano di 153 casi, dato in linea con i due anni precedenti e significamente piu’ alto dei 73 casi del 1996, anno di inizio del monitoraggio regionale. A fornire il quadro della situazione il rapporto “Il mesotelioma maligno in Emilia-Romagna“, diffuso dal servizio sanitario regionale, dall’Ausl di Reggio Emilia e dall’Irccs, l’Istituto in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia. Il mesotelioma maligno, ricordano gli autori del rapporto, “si manifesta in genere dopo oltre 40 anni dall’esposizione ad amianto” e puo’ insorgere “anche per esposizioni ad amianto modeste e limitate nel tempo”.

“Sapevamo di avere raggiunto il cosiddetto picco dei mesoteliomi- commenta Andrea Caselli, presidente dell’Afeva Emilia-Romagna, l’associazione famigliari vittime amianto- A giudicare dai numeri che stiamo vedendo dal 2013 ad oggi pero’ siamo di fronte a un picco che non accenna alla discesa. C’e’ una linea orizzontale che si attesta sui 150 morti l’anno. Un dato preoccupante. Ricordo che quel numero e’ molto piu’ alto degli incidenti mortali sul lavoro che ogni anno si verificano in regione”.

In tutto dal 1996 ad oggi i casi di mesotelioma maligno accertati in Emilia-Romagna sono stati 2.661, 1.928 uomini e 733 donne. Solo nel triennio 2015-2017 i mesoteliomi maligni accertati sono stati 445. La sopravvivenza media dalla diagnosi non sorpassa i 10 mesi e la mortalita’, ricordano gli esperti dell’Ausl, e’ “pressoche’ totale”.

Dal 1996 ad oggi la provincia piu’ colpita in termini assoluti e’ stata quella di Bologna, con 588 casi, poi Reggio (396) e Parma (308). Rapportando i numeri alla popolazione pero’ la classica cambia: e’ Reggio Emilia a trovarsi al primo posto (6,4 casi ogni 100.000 persone), seguita da Parma (4,9), Ferrara (4,5) e Piacenza (4,3). Il primato di Bologna e Reggio si spiega con la storia dei territori, sede in passato di grosse aziende che hanno prodotto o utilizzato amianto o materiali che contenevano la sostanza. Nell’87% dei casi dei malati di mesotelioma l’esposizione all’amianto e’ rinconducibile ad attivita’ professionali, nel 9% alla convivenza con esposti, per il resto si tratta di persone che hanno vissuto nei pressi di insedimenti produttivi che utilizzavano amianto o che hanno frequentato ambienti con la presenza di amianto. I settori maggiormanete colpiti dall’insorgenza sono quello delle costruzioni edili e quello delle costruzioni e riparazioni ferroviarie, dove gran parte dei casi e’ stato riscontrato a Bologna e Reggio Emilia. Considerando il tempo medio di latenza ad essere colpiti sono per lo piu’ pensionati.

Per fare fronte alla questione a settembre la Regione Emilia-Romagna ha approvato un documento, il “Protocollo di sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti all’amianto”, che prevede la nascita nei dipartimenti di sanita’ pubblica delle Ausl regione di ambulatori specializzati nell’assistenza, informativa e sanitaria, per chi ha lavorato a contatto con l’amianto. Previsto anche un accesso facilitato a controlli ed esami.

La rete sara’ articolata in centri di primo livello, presenti in ogni territorio delle singole Ausl, e di secondo livello corrispondenti alle tre aree vaste regionali, per le prestazioni piu’ complesse. Per l’Emilia nord ci sara’ l’ospedale di Reggio Emilia, per l’Emilia Centrale il Sant’Orsola di Bologna, per la Romagna il centro specialistico di Meldola, in provincia di Forli’-Cesena. “Aspettiamo l’effettiva creazione della rete- commenta Andrea Caselli- ma questa e’ la strada giusta per garantire le cure migliori ai malati. Creare una rete regionale dedicata al mesotelioma permettera’ ai professionisti della sanita’ di specializzarsi sulla malattia, e di fornire cosi’ la migliore assistenza possibile a chi ne ha bisogno”.

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