“Africa” di Sebastião Salgado in mostra gratuitamente a Reggio Emilia

Reggio Emilia, 11 feb. – Sebastião Salgado, il fotoreporter che ha documentato a cavallo dei due secoli, le guerre e i dissesti nei paesi a sud del mondo, è arrivato a Reggio Emilia lo scorso sabato (il 9), con una mostra intitolata Africa curata da Lélia Wanik Salgado. Le circa 100 opere, alcune mai viste in Italia, saranno visibili gratuitamente fino al 24 marzo, al Binario 49 (via Giuseppe Turri 49) e a Spazio Gerra (Piazza XXV Aprile 2), venerdì, sabato e domenica dalle 10-13 e dalle 16-20.

Il merito di aver portato in Italia Africa, un progetto fotografico creato nel 2007 dal fotografo assieme alla moglie e vincitore del premio M2-El Mundo in PhotoEspaña, va a Khadija Lamami e Claudio Melioli. I due volontari e proprietari del neonato bar letterario Binario 49, ad appena 5 mesi di vita – dopo la vittoria del bando comunale, volto a riqualificare una zona degradata esterna al centro storico – si trovano ad accogliere una mostra con scatti mai visti in Italia. “Ci piaceva molto l’idea di portare un progetto importante, e già in fase di cantiere ci siamo detti ma perché non proviamo a sentire Salgado? Chissà se viene a Reggio Emilia a conoscere la nostra esperienza e il nostro quartiere”, dice Lamami. Una telefonata che ha ricevuto la risposta desiderata: il fotografo brasiliano ha deciso di donare la serie, in via temporanea, convinto dalla missione positiva dei due ragazzi.

 

 

I 100 scatti sono un’esplorazione dei conflitti che hanno interessato il continente africano nei trent’anni in cui, in periodi diversi, Salgado ha viaggiato e soggiornato nei diversi stati “vivendo di persona le circostanze storiche che oggi sono causa della necessità per alcuni popoli di muoversi dai propri paesi”, afferma Stefania Carretti di Spazio Gerra.  Il percorso espositivo ha inizio al bar letterario di via Giuseppe Turri 49 e interessa il periodo di spostamenti fatti nel sud dell’Africa tra il 1974 e il 2005 nelle regioni di Mozambico, Zimbabwe, Malawi, Zaira (attuale Repubblica Democratica Del Congo), Ruanda, Congo, Angola, Namibia, Sudafrica. Ritratti e scene di vita comunitaria, bambini soldato e luoghi incontaminati dove l’elemento naturale torna spoglio e privo dell’uomo. Donne immortalate nel viaggio di ritorno a casa, 1000 km per arrivare al villaggio natio, che è dolore della perdita di quel tutto che è terra, è sfruttamento, è sangue.

“Quello di Salgado è un continuo ritorno negli stessi luoghi per raccontarne le vicissitudini, e importante è non distaccarsi dal contenuto delle immagini che si raccontano assieme allo sguardo del fotografo”, dichiara la Carretti. La seconda parte, a Spazio Gerra, è infatti quella più cruda: mostra i segni che la guerra ha lasciato nei luoghi, negli occhi e nei corpi, degli esuli che Salgado sente vicino in quanto esule lui stesso (ha abbandonato il Brasile a 20 anni per studiare in Europa); con i reportage realizzati tra 1973 e 2006 si sale dalle Regioni dei Grandi Laghi (Rep. Dem del Congo, Burundi, Tanzania, Zaire, Kenya, Ruanda) all’area sub-sahariana di Mali, Sudan, Somalia, Chad, Mauritania, Senegal, Etiopia, un percorso che sarà possibile visitare con le visite guidate organizzate nei pomeriggi del sabato (ore 16).

Infine, ad arricchire il programma, ci sarà il workshop di filmografia “Dallo sguardo locale al messaggio globale” tenuto dal figlio e regista Juliano Ribeiro Salgado (vincitore nel 2015 del premio César per il Sale della Terra diretto con Wim Wenders) dal 18 al 22 febbraio al Binario 49 (per info e iscrizioni clicca qui).

ASCOLTA O SCARICA L’INTERVISTA A K. Lamami e C. Melioli

      Claudio Melioli e Khadija Lamami- Binario 49

 

ASCOLTA O SCARICA L’INTERVISTA A Stefania Carretti

      StefaniaCarretti_SpazioGerra

Arianna Baldi

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