Adattamenti. Migranti ambientali e orti sottomarini

7 nov. – I migranti ambientali sono tutte quelle persone costrette a migrare a causa di disastri ambientali, delle conseguenze del cambiamento climatico o di grandi progetti di sviluppo. Ma queste stesse persone non hanno diritto a nessun tipo di protezione internazionale: “Non c’è una definizione normativa, è un concetto che nasce dalla sensibilità ambientalista”, spiega il docente di Sociologia ambientale Maurizio Ambrosini dell’Università degli Studi di Milano. E “l’unico rapporto esistente sulle migrazioni ambientali è su quelle interne: abbiamo contezza degli spostamenti interni causati da catastrofi naturali ma meno certezze sulle migrazioni internazionali collegate a fattori ambientali”. Non esiste insomma “nessun tipo di approfondimento rispetto a cause, statistiche e numeri”, aggiunge Marica Di Pierri dell’associazione A Sud. Entrambi saranno ospiti a Milano sabato 9 novembre per “Rifugiati ambientali”, evento organizzato dall’associazione Naga al circolo arci La Scighera per cercare di costruire una fotografia della situazione attuale.

È possibile coltivare sui fondali marini? L’Orto di Nemo dimostra che sì, è possibile. Si tratta di un progetto partito nel 2012 e promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef con l’obiettivo di realizzare un sistema di agricoltura alternativa sottomarina. E secondo i ricercatori dell’Università di Pisa che hanno analizzato il basilico coltivato nelle biosfere sottomarine, i prodotti dell’orto sono anche più verdi, aromatiche e ricche di sostanze antiossidanti. Ne abbiamo parlato con la professoressa Luisa Pistelli, responsabile della ricerca del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa.
All’interno della puntata di oggi anche la rassegna stampa C’era una volta l’America, a cura di Lorenzo Carchini, e la rubrica Pensatech di Damiana Aguiari.

      Adattamenti - 7 novembre 2019

Roberta Cristofori

 

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