Adattamenti. Lo smog tra emergenze, consapevolezza e risposte sbagliate

Dall’inizio del 2019 le centraline dell’Arpa dell’area metropolitana di Bologna hanno registrato per 21 volte il superamento della media giornaliera dei dei 50 microgrammi per metro cubo di Pm10. E, come previsto dal Piano aria, sono entrate in vigore nuovamente le misure emergenziali che prevedono, tra le altre cose, lo stop ai veicoli diesel fino all’Euro 4, il divieto di bruciare legna nei comuni di pianura e il divieto di accendere falò. A rendere difficoltosa la situazione sono, oltre alle emissioni primarie, dovute in larga parte al traffico veicolare e al riscaldamento, sono anche le condizioni meteo che, con l’inizio anticipato della primavera, hanno prodotto un accumulo nei bassi strati dell’atmosfera degli inquinanti, come ci ha spiegato Vanes Poluzzi, responsabile della qualità dell’aria per Arpae. Secondo Poluzzi le misure emergenziali previste dal piano aria in queste situazioni producono un miglioramento della qualità dell’aria ma si dovrebbe fare di più.

Oltre alle rilevazioni di Arpae, sempre più frequenti sono i  progetti di rilevazione dal basso partecipate dai cittadini. Valerio Minnella, già fondatore di Radio Alice, ha scelto di installare, nel giardino di casa nella bassa bolognese nei pressi di Mezzolara di Budrio, un sensore della rete tedesca Luftdaten. Il costo è molto contenuto, intorno ai 30 euro, e consente di avere quasi in tempo reale (circa ogni 2 minuti) le concentrazioni di Pm 10 e Pm 2.5.

All’interesse di un numero sempre maggiore di cittadini per la qualità dell’aria non sembra corrispondere un proporzionale aumento di interesse da parte della politica. Lo dimostrano il già citato dietro front sulle misure prima annunciate e poi ritirate e l’idea che per risolvere il problema della congestione del traffico siano necessarie nuove strada. Anna Donati, ex assessore al traffico del Comune di Bologna e collaboratrice del Kyoto club sui temi della mobilità sostenibile, critica l’idea che ha spinto Stefano Bonaccini e Virginio Merola ad indire per il prossimo 9 marzo una manifestazione pubblica per chiedere di realizzare alcune autostrade. “E’ assolutamente dimostrato che più strade fai più aumenta il traffico” spiega la “mamma di Sirio”, il sistema di controllo degli accessi della zona a traffico limitato del centro di Bologna. E il fatto che a vedere nell’asfalto la soluzione del traffico siano amministratori che hanno promosso piani come il piano aria regionale o il Pums di Bologna fa pensare alla nota massima “predicare bene e razzolare male”. Donati spiega: “Nel piano aria regionale è prevista entro il 2020, cioè l’anno prossimo, la riduzione degli ossidi di azoto tra il 30 e il 40%. Nel Pums della città metropolitana di Bologna si dice invece che entro il 2030 bisogna ridurre dal 57% al 41% il numero degli spostamenti con l’auto privata“. Due obiettivi che sono in evidente contraddizione con la scelta di creare nuove strade che hanno come conseguenza diretta il fare aumentare il traffico.

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