Adattamenti. L’Antartide che si scalda, la plastica italiana in Malesia e il gas (russo) che verrà

L’Antartide si sta scaldando, almeno la sua propaggine più occidentale, e il continuo scioglimento dei ghiacci potrebbe produrre un deciso innalzamento del livello dei mari. Si stima che se il ghiaccio presente nella Penisola Antartica si sciogliesse produrrebbe un innalzamento del livello dei mari di circa 30 centimetri, Lo ha detto Susanna Corti, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, che ha anche ricordato come i modelli sugli effetti del cambiamento climatico presentino sempre dei “tipping point“, dei punti critici di non ritorno, eventi che, se si manifestassero, sarebbero non reversibili. Lo scioglimento dell’Antartide, o di una parte consistente di esso, è uno di questi. E le conseguenze che produrrebbe nell’intero sistema terrestre possono essere catastrofiche. Per questo è necessario fermare le emissioni clima alteranti immediatamente. Per dirla con uno slogan: bisogna aumentare la consapevolezza ambientale e climatica contro il benaltrismo (del tipo: “Ci sono problemi più grandi da affrontare”) e la rassegnazione (“Non possiamo opporci a cambiamenti così epocali”) per evitare tragedie (leggasi: guerre) future.

Traffico illecito di rifiuti plastici, dall’Italia alla Malesia. E’ la denuncia di Greenpeace Italia. Un’inchiesta dell’Unità investigativa dell’associazione ambientalista ha rilevato che più di 1300 tonnellate di materie plastiche sarebbero state spedite da aziende italiane in Malesia, paese che, dopo lo stop della Cina all’importazione di plastica da riciclare, è diventato una delle mete preferite per l’esportazione dei rifiuti plastici. Secondo Greenpeace almeno il 46% delle esportazioni di plastica da riciclo proveniente dall’Italia non rispetterebbero le norme in materia e costituirebbero un vero e proprio reato. Per questo ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, l’associazione ha presentato esposti a varie autorità affinché indaghino su questo traffico di rifiuti.

L’Italia (e l’Europa) non può fare a meno del gas russo. Lo dice l’analista Demostenes Floros in Guerra e Pace dell’energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione russa e Nato, Diarkos edizioni. L’autore, che collabora con la rivista Limes e con WE Magazine di Eni, è convinto che sia quasi impossibile per l’Italia fare a meno del gas russo, innanzitutto per ragioni economiche: costa meno, molto meno, di quello di scisto americano. Ma vi sono anche ragioni strategiche: alcune pipeline alternative a quella del Tarvisio, che spinge in Italia, attraversando Austria, Slovacchia e Ucraina, come per esempio il Tap, che dovrebbe portare il gas dall’Azerbaigian, o quello che dovrebbe portare il gas dall’Egitto passando per Cipro, difficilmente potranno sostituire, come volumi, il gas russo.

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