Adattamenti. Il “mercato della Co2” e i negazionisti del riscaldamento globale

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18 nov. – “Nel 2005 l’Unione Europea ha stabilito che se sei un’azienda e vuoi produrre, ma emetti Co2, devi pagare perché danneggi l’ambiente. È stato creato un ‘mercato virtuale’ in cui un permesso equivale e 1 tonnellata di Co2”. A illustrare il così detto “mercato del carbonio” è Marco Procopio, giornalista de Il Fatto Quotidiano che ha curato un’inchiesta dedicata proprio a questo nel numero di novembre di Fq Millennium. L’obiettivo di questo sistema è quello di ridurre le emissioni di gas serra: i grandi gruppi ricevono permessi ad inquinare e quelli che non utilizzano, li rivendono. Il problema è che in un primo momento, per mantenere alta la competitività, l’Europa ha introdotto regole molto lasse, concedendo gran parte dei permessi gratuitamente, ma con lo scoppio della crisi nel 2008 è mancato un un adeguamento delle concessioni rispetto al calo della produttività riversando sul mercato un eccesso di quote.

Michela Gallo, ricercatrice dell’Università di Genova, conferma l’iniziale “sovradimensionamento, di cui il possibile guadagno nel primo periodo”, in quanto “l’assegnazione veniva fatta in base alle capacità degli impianti ma non sul reale emesso”. Però poi le cose sono cambiate: “Fatti i primi inventari di gas serra, c’è stata una correzione sul reale emesso: tanto produci, tanto devi emettere. Quindi non c’è più il surplus di quote”. Secondo Gallo le gravi carenze di questo sistema sono che “le aziende non sono obbligate a investire in tecnologie green”, che le altre nazioni che aderiscono all’accordo di Parigi non hanno un meccanismo simile e che il costo della Co2 rimane troppo basso. Per questo è necessario “battersi già a partire dalle prossime conference per far sì che questi meccanismi siano intrapresi anche da altri Paesi e battersi per alzare il costo della Co2“.

L’emissione in atmosfera di gas serra ha strettamente a che fare con il riscaldamento globale. Eppure, c’è chi si ostina a negarlo. Ne parla Massimo Polidoro nel suo libro Il mondo sottosopra (Piemme): un viaggio nel mondo in cui la verità è solo un punto di vista, quello delle bufale, delle cospirazioni e della propaganda. “Non è mai esistita un’epoca senza propaganda e disinformazione”, premette Polidoro. Ciò che è cambiato è che “grazie a uno strumento come il web, le bufale si diffondono a una velocità incredibile e contrastarle diventa molto difficile. Per esempio, quando si parla di negazionismo climatico, c’è sempre chi “lavora per diffondere l’idea che certe teorie non siano attendibili, in genere chi ha interessi, come le compagnie petrolifere. Lo stesso accadde quando si capì che le sigarette provocavano il cancro, le industrie del tabacco diffusero informazioni false. Bisogna credere solo a chi porta le prove”.

Nel podcast anche le rubriche: Rock ‘n’ Roll Robot di Damiana Aguiari e la rassegna stampa con le notizie da Nord Africa e Medio Oriente.

      Adattamenti - 18 novembre 2019

Roberta Cristofori

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