Adattamenti. Disuguaglianze estreme, il climate change a Davos e le famiglie senz’auto

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21 gen. – Nel mondo ci sono 2.153 persone più ricche di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione. Di queste, le prime 22 detengono una ricchezza superiore a quella di tutte le donne africane. “Sono simboli – chiosa Francesco Petrelli, responsabile relazioni istituzionali Oxfam Italia – che danno un’idea della diseguaglianza estrema che si consolida a livelli insostenibili” e che emergono dal rapporto ‘Time to Care’ di Oxfam. Le diseguaglianze gravano sulle spalle di giovani sottopagati e donne, discriminate e impiegate in lavori di cura non retribuiti. Tutti questi processi sono frutto del capitalismo, spiega Mario Pianta, docente dell’Università di Urbino e autore di Disuguaglianze. Quante sono e come combatterle. L’economista individua alcuni strumenti dei tempi del welfare state dai quali trarre spunti utili per ridurre questi divari: imposizione progressiva sui redditi, tassazione dei redditi da capitale, tassazione ad aliquote elevate sulla trasmissione ereditaria della ricchezza e delle imprese, sebbene ora siano organizzate su scala globale; “tutti questi meccanismi pongono dei problemi nuovi e fanno emergere proposte, come la tassa progressiva sulla ricchezza” proposta dall’economista francese Thomas Piketty.

‘Time to Care’ di Oxfam ha anticipato per il sesto anno consecutivo il World Economic Forum di Davos, insieme ad altri rapporti come il ‘Rapporto sui rischi globali’ del Forum economico mondiale. “Da Davos non è mai scaturita nessuna azione di natura politica – commenta Andrea Di Stefano, direttore di Valori.it – ma saremmo eccessivamente negativi se non registrassimo che questi rapporti hanno contribuito negli anni a evidenziare fenomeni di diseguaglianza o fenomeni economici perversi. A Davos c‘è molta ipocrisia, ma il fatto che quest’anno si parli di emergenza climatica e che il ‘Rapporto’ metta al primo posto cinque rischi legati all’ambiente contribuisce ad aumentare il dibattito tra i soggetti istituzionali”.

Voltando pagina, la giornalista e scrittrice Linda Maggiori spiega come abbia fatto per 9 anni a vivere senz’auto. “Oltre ad organizzarci, abbiamo creato una rete di famiglie senz’auto o che tendono a diminuirne l’uso”. Frutto delle loro testimonianze è il volume Vivo senza auto, nel quale Maggiori illustra tutte le alternative al mezzo privato: mezzi pubblici, bici, piedi, car sharing e car pooling.

      Adattamenti - 21 gennaio 2020

Roberta Cristofori

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