Adattamenti. Dissesto geoidrologico e ambiente alpino, tra clima e meteorologia

19 nov. – Comunemente definito “dissesto idrogeologico”, sarebbe più corretto chiamarlo “dissesto geoidrologico”: l’insieme dei fenomeni meteorologici che provocano danni come rotture di argini, inondazioni, frane. Paola Salvati, responsabile dell’archivio dei dati sul dissesto di Cnr Irpi, fa questa precisazione spiegando che non si tratta di “fenomeni atipici” ma che atipici sono piuttosto i danni che provocano alla sfera antropica, “troppo frequenti”; dai bacini idrografici della Liguria, passando per il Mar Tirreno, gli Appennini, ci sono regioni che registrano danni troppo alti. “Le opere di mitigazione, che dovrebbero ridurre l’intensità dell’evento, vanno progettate, costruite e mantenute: in questi giorni abbiamo avuto il cedimento di più di un argine, quindi la pericolosità è tornata alta”, commenta. Il problema è che troppo spesso “i fondi sono erogati a seguito degli eventi e non con intento programmatico”.

Tra le aree colpite dal dissesto, ci sono anche le Alpi, protagoniste del volume Breve storia delle Alpi tra clima e meteorologia (FrancoAngeli). Alex Cittadella, autore e dottore di ricerca in Storia moderna all’Università di Udine, ha descritto in questo volume il rapporto tra ambiente alpino, uomo e variabili climatiche “dal Medioevo alla Prima Guerra Mondiale”. Superata una prima fase in cui la percezione del clima aveva a che fare con la magia e la religione, l’approccio scientifico alla meteorologia è da far risalire alla metà del ‘700, ma bisognerà attendere la fine dell’800 per avere osservatori meteorologici alpini collegati al Cai, fautore principale dello studio della meteorologia alpina. Ed è da questo stesso momento in poi che si inizia anche a percepire l’attuale “drammatico mutamento del clima e a connetterlo alle azioni dell’uomo”.

      Adattamenti - 19 novembre 2019

Roberta Cristofori

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