Adattamenti. Costi dell’aria tossica, benefici del car sharing e una proposta sulla ‘food bag’

17 feb. – L’inquinamento riconducibile alla combustione di petrolio, gas, carbone, non ha solo un impatto sul clima, sulla qualità dell’aria, sulla salute, ma anche sull’economia. Greenpeace Southeast Asia e CREA (Centre for Research on Energy and Clean Air) lo hanno stimato in 8 miliardi di dollari persi ogni giorno, così come si legge nel rapporto Aria tossica, presentato da Federico Spadini, responsabile Campagna trasporti di Greenpeace. “Ogni anno 4,5 milioni di morti premature sono riconducibili all’inquinamento atmosferico, si stima quanto questo impatto si concretizza in termini economici. È una combinazione di calcoli che mette insieme diversi fattori, come i giorni di malattia che ogni anno arrivano a 1,8 miliardi di assenze riconducibili al PM2.5″. Serve una rivoluzione nei trasporti e nella produzione energetica, non solo liberandosi da un modello incentrato sull’auto privata inquinante, promuovendo l’elettrico, ma ripensando la mobilità nel suo insieme: trasporto pubblico, mobilità attiva (piedi, bicicletta) e condivisa, possibilmente alimentata ad elettrico ed energia rinnovabile”.

E l’impatto della sharing mobility sulle città pare esserci, anche se ad oggi i numeri non sono alti. Secondo il progetto Stars, coordinato dal professor Marco Diana del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino, nelle città dove è disponibile il car sharing è possibile raggiungere un contenimento potenziale delle emissioni del 3%. I servizi, però, andrebbero migliorati, affiancando sia free floating che round trip, forme di car sharing dove si riporta la macchina allo stesso posto, perché gli utenti che scelgono quest’ultima tipologia di car sharing sono quelli che poi effettivamente scelgono di abbandonare l’auto privata, arrivando a possedere meno della metà delle automobili di tutti gli altri clienti. È una modalità preferita infatti dagli utenti fidelizzati sia per ragioni economiche che di organizzazione (l’auto si può prenotare con molti giorni di anticipo).

Dai trasporti all’alimentazione con Massimiliano Borgia, direttore del Festival del giornalismo alimentare in programma a Torino dal 20 al 22 di febbraio. “Nato come un momento di formazione e confronto – racconta Borgia – tra giornalisti, è poi diventato un luogo dove trovare notizie”. La tre giorni sarà l’occasione per presentare un report che quantificherà per la prima volta quanto cibo c’è nei media: “Tantissimo”, anche se “non è solo un fenomeno di costume, c’è una quantità enorme di articoli sulla salute alimentare o sul cibo nei grandi trattati internazionali”. Si entrerà poi nel vivo di temi legati al risparmio, alla conservazione di cibo e alla lotta allo spreco con una petizione già lanciata su chang.org per spingere il Parlamento a formulare una proposta di legge sull’obbligo della food bag nei ristoranti, che sia realizzata con materiali adeguati al contatto con gli alimenti e al traporto.

      Adattamenti - 17 febbraio 2020

Roberta Cristofori

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