Adattamenti. Coronavirus: il decalogo anti-panico degli psicologi. Sentieri accessibili e ‘green belt’

Foto pubblicata su Facebook da Re-Cycle

5 mar. – La paura per il Covid-19 sta portando sempre più persone a chiedere aiuto psicologico ma “purtroppo sta venendo alla luce l’inadeguatezza di una rete psicologica pubblica nel nostro Paese”. A denunciarlo è David Lazzari, presidente Consiglio nazionale ordine degli psicologi: “Gli psicologi nelle Aziende sanitarie sono pochi, solo 1 persona su 4 ottiene qualche risposta dal Servizio sanitario nazionale. Così le terapie psicologiche non si fanno e diventano un lusso di chi se lo può permettere”, continua Lazzari. Il sistema a livello nazionale è “carente e mal organizzato, perché non esistono standard omogenei” ma “fare prevenzione e assistenza psicologica significa salvaguardare la salute fisica delle persone e in questa fase il dato viene fuori in maniera eclatante”. Attacchi di panico e ansia sono sempre più diffusi. Per cercare di fornire alcune risposte immediate, il Cnop ha diffuso un decalogo “anti-panico”, attivato numeri verdi psicologici in diverse Regioni e si è messo a disposizione della Protezione civile, con l’obiettivo di evitare sia il rischio di banalizzazione che di amplificazione del problema.

Uno dei consigli che vanno per la maggiore in questo momento è quello di fare attività all’aria aperta. Ma non tutti possono permetterselo. Il progetto Re-Cycle, nato per mettere insieme cultura e ambiente, sta lavorando a una mappatura dei sentieri accessibili in Italia: “Non esiste una mappatura a livello nazionale”, spiega la presidentessa Antonella Grana, per questo l’idea che è nata su un sentiero che porta al Monte Vettore ha presto assunto un respiro più ampio. Dopo questa prima fase di verifica sul campo, nella quale i volontari stanno realizzando delle foto-sfere per la consultazione online, la documentazione verrà poi raccolta sul sito a creare una mappa virtuale (presto disponibile).

Il verde è anche al centro del volume di Donata Castagnoli, Green Belt e altre espressioni di verde urbano. La tutela naturalistica nelle città europee (Pàtron editore). “Le green belt – spiega Castagnoli, professoressa dell’Università di Perugia – sono le cinture di verde periurbano. Nascono con l’età industriale come nuova cinta muraria della città che si sta ingrandendo, sia per contenerla che per dare nuovo ossigeno. Ma solo con le città giardino alla fine dell’800 diventa concreta l’idea della metropolitan green belt come area di interesse ecosistemico e di fruizione cittadino”. La storia però non finisce qui, perché uno dei più validi esempi di verde periurbano viene pianificata nel 1991 a Francoforte, fino ad arrivare in Italia con la legge 10/2013 sulle Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, nella quale “si chiede alle città di dotarsi di una propria green belt”.

      Adattamenti - 5 marzo 2020

Roberta Cristofori

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