Adattamenti. Allevamenti intensivi e rischi ambientali. E “l’equazione dei disastri”

21 feb. – L’Emilia-Romagna, il Veneto, la Lombardia e il Piemonte sono le regioni in cui si allevano l’85% dei suini di tutta Italia e i 2/3 dei bovini. Allevamenti intensivi che producono tonnellate di deiezioni, che vengono riversate nei campi, impattando sia sulla qualità dell’aria (particolato secondario) che sulle falde (inquinamento da nitrati). Proprio per questo motivo sono soggette a una direttiva europea che ne limita lo sversamento, addirittura vietandolo in inverno, quando la terra non è in condizioni di riceverle. Ma secondo Legambiente quest’anno “la situazione è peggiorata”, dice il direttore emiliano-romagnolo Lorenzo Mancini, perché il Ministero delle Politiche Agricole ha autorizzato l’impiego di liquami anche nei mesi di dicembre e gennaio, “andando contro la direttiva europea”. A questo andrebbe ricondotto l’aumento di Pm10 nei giorni centrali di gennaio in Pianura Padana, motivo per cui Legambiente ha trasmesso una denuncia agli uffici della Commissione Europea, contestando la violazione di quattro direttive in materia di acque, aria, rifiuti e inquinamento da nitrati.

Confagricoltura contesta l’allarme, con il direttore emiliano-romagnolo Guido Zama che definisce “rischioso lanciare messaggi così pesanti al consumatore, senza spiegare bene la procedura”. Zama spiega che “la distribuzione è stata ammessa nel principio della massima sicurezza, solo se c’erano le condizioni di umidità del terreno, condizioni climatiche e geopedologiche adatte, con rilevazioni di ogni due o tre giorni fatte dall’Arpae”. Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, quindi, i controlli hanno garantito il rispetto degli standard di sicurezza, come chiarisce Marco Deserti del Servizio tutela e risanamento acqua, aria e agenti fisici: “Abbiamo scelto di derogare ma continuando ad emettere un bollettino con dettaglio comunale, dove venivano consentiti o vietati gli spandimenti in relazioni alle condizioni”. Un problema che si potrebbe ripresentare in futuro e che andrà fronteggiato con un migliore coordinamento interregionale del bacino padano, al quale si sta già lavorando, anche attraverso strumenti in uso come Prepair, “che assiste i gestori di impianti zootecnici per ridurre al minimo l’impatto atmosferico dell’ammoniaca”.

La necessità di “pianificare” è la stessa che sottolinea Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr e docente di Fisica del clima all’Università Roma 3. Il suo ultimo libro L’equazione dei disastri (Codice edizioni) individua esattamente i tre fattori che stanno cambiando e sui quali è necessario intervenire: gli eventi esterni di natura meteo-climatica (ondate di calore, precipitazioni intense…) sempre più intensi, la crescente vulnerabilità del territorio e l’esposizione sempre maggiore dei cittadini ai rischi. “Facendo una somma, il rischio idrogeologico metereologico e climatico sta aumentando”, spiega, andando poi ad esporre le linee di intervento. “Dobbiamo diminuire la pericolosità degli eventi esterni che dipendono dalla deriva del clima, e per diminuire quel fattore bisogna mitigare, ovvero diminuire le emissioni di gas serra che derivano da combustione di combustibili fossili e dall’uso del suolo; bisogna rendere i territori meno vulnerabili ad esempio aumentando le aree verdi, e infine diminuire l’esposizione delle persone” in zone a rischio.

      Adattamenti - 21 febbraio 2020

Roberta Cristofori

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