2 Agosto. Mambro: “Io qui a Bologna mi sento una deportata”

Bologna, 23 mag. – L’ex terrorista Nar Francesca Mambro è tornata a Bologna questa mattina. Occhiali scuri e passo veloce, Mambro ha fatto il suo ingresso in Tribunale per testimoniare all’interno del processo che vede Gilberto Cavallini imputato per concorso nella strage per la quale lei e il suo compagno, Giuseppe Valerio Fioravanti, sono stati condannati in via definitiva. Non rilascia dichiarazioni e non parla, se non per rivolgersi alla legale che l’accompagna. Ma è davanti alla Corte d’Assise che non manca l’occasione per professare la sua “innocenza”. Rispondendo all’interrogatorio del Pubblico Ministero Antonello Gustapane, dice di sentirsi a Bologna “come una deportata”. Ha poi proseguito, articolando un lungo intervento non pertinente rispetto alle domande poste dal pm, sostenendo di “non vergognarsi” di ciò che ha fatto: “Per me essere qui è un motivo di grande stress emotivo perché è un luogo in cui non dovrei essere, né come teste né come condannata per una strage che non ho commesso”.

Parole che fanno sussultare i parenti delle vittime presenti in aula. Anna Pizzirani, vicepresidente dell’associazione, esce dall’aula sibilando che Mambro “non si può ascoltare”, mentre il presidente Paolo Bolognesi taglia corto: “Un modo di far spettacolo e creare dei problemi al processo principale, che non si fa certamente con queste dichiarazioni”. A questo proposito, evidenzia piuttosto un elemento emerso durante la deposizione dell’ex Nar riguardo i rapporti intercorsi con l’allora amico Massimo Sparti, scomparso diversi anni fa. Condannato per associazione sovversiva e altri gravi reati, Sparti fu una figura fondamentale poiché contribuì a fornire uno dei quattro concordanti indizi che provarono il coinvolgimento nella strage di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, come si legge dalla Sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 23 Novembre 1995.

      Paolo Bolognesi

In qualità di imputato di un reato connesso alla strage, Sparti aveva dichiarato nel 1981 al pubblico ministero che due giorni dopo la strage – il 4 agosto 1980 – Mambro e Fioravanti si erano recati a casa sua a Roma chiedendogli di procurare due documenti falsi per Mambro. Fu in quell’occasione che Fioravanti pronunciò le famose parole “hai visto che botto?”, riferendosi alla strage alla stazione. Pur non avendo mai negato di essersi rivolta a Massimo Sparti per ottenere questi due documenti, nel corso dell’istruttoria Mambro aveva collocato questa richiesta nell’aprile (e non nell’agosto) del 1980, specificando che i documenti sarebbero in realtà dovuti servire ad aiutare due ragazzi di nome Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. E che insieme a Fioravanti si era recata a Roma da Sparti non avendo il tempo di arrivare a Treviso da Gilberto Cavallini, il falsificatore ufficiale del gruppo.

Ma Mambro oggi ha ricordato una discussione tra i membri del gruppo eversivo, i quali non avrebbero voluto fornire i documenti né ad Adinolfi e nemmeno a Roberto Fiore. I due, infatti, stando a queste ultime dichiarazioni, non erano considerati soggetti affidabili. Su questi fatti si era espressa definitivamente la Corte di Cassazione nel 1995, spiegando l’intrinseca attendibilità della versione di Massimo Sparti. I due documenti falsi erano stati senza dubbio richiesti per la Mambro, anche perché né la patente né le carta d’identità potevano essere necessarie a Fiore e Adinolfi visto che nella primavera del 1980 non erano latitanti.
L’udienza di oggi si è infine conclusa in anticipo a causa di problemi all’impianto di registrazione. Il presidente della Corte d’Assise Michele Leoni ha perciò interrotto la testimonianza dell’ex Nar, riconvocandola nuovamente il prossimo mercoledì 30 maggio.

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