2 Agosto. Il depistatore Pazienza chiede di testimoniare

Bologna, 30 mag. – Potrebbe allungarsi ancora l’elenco delle persone che si presenteranno a testimoniare durante il processo a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini, in corso in queste settimane alla Corte d’Assise di Bologna. Con la ripresa pomeridiana dei lavori, un annuncio del giudice Michele Leoni ha generato un’immediata reazione di sorpresa tra i presenti. “L’ho trovato in pausa pranzo sulla mia scrivania”, racconta, stringendo tra le mani un telegramma spedito il 29 maggio dalla provincia di La Spezia, nel quale il mittente “chiede alla Corte di poter essere convocato onde depositare atti e documentazione di possibile interesse”. Il documento è firmato Francesco Pazienza. Ex consulente del Sismi, Pazienza fu condannato in via definitiva nel 1995 per aver tentato di depistare le indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 e per il crac Ambrosiano e associazione a delinquere. Se verrà sentito dipenderà dalle parti, al momento Procura e difesa dichiarano di non ritenerla una testimonianza utile, mentre i legali di parte civile chiedono di poter fare ulteriori valutazioni prima di esprimersi.

Proprio poche ore prima a parlare di depistaggio è stata Francesca Mambro, tornata a testimoniare oggi in aula. “Siete stati depistati”, ha sbottato durante la deposizione, rispondendo alle domande del pm Enrico Cieri. L’ex Nar ritorna ha continuato così a difendersi dalla condanna definitiva ricevuta come esecutrice della strage: “Siamo stati condannati sull’altare di una necessità storica, perché il nostro processo doveva coprire un’altra realtà”, ha sentenziato, provando a rilanciare più volte la “pista palestinese” – archiviata nel 2015 ed esclusa dalla Corte – chiamando in causa le indagini svolte in passato da Cieri su Thomas Kram.
Obiettivo dell’interrogazione era scandagliare le tre diverse versioni fornite negli anni sul presunto viaggio che Mambro, Fioravanti, Ciavardini e Cavallini avrebbero fatto a Padova proprio nella giornata del 2 di agosto. Secondo Mambro l’alibi lo fornì a suo tempo l’ordinovista Carlo Digilio, conosciuto come “Zio Otto”, che dichiarò di aver avuto appuntamento con Cavallini per quella giornata. Ma il giudice ha ricordato come in realtà “l’unica certezza che emerge dalle dichiarazioni di Digilio è che alle 13.30 del 2 agosto Cavallini era a Venezia” e non a Padova.

Ci sarebbe poi un’ulteriore versione nella quale Mambro non fece nemmeno riferimento al viaggio a Padova e a ricordarlo è stato il pm Gustapane. Era il 1986 e Mambro veniva interrogata da Giovanni Falcone durante le indagini per l’omicidio di Piersanti Mattarella. Il motivo per cui non fece riferimento a Padova, ha spiegato bruscamente Mambro, era che “l’interrogatorio era sui fatti di Palermo” e non su Bologna. Per ribadire ulteriormente la sua estraneità ai fatti, l’ex Nar ha poi aggiunto che Falcone “non ha mai creduto alla strage di Bologna”, come non ha creduto al coinvolgimento di Fioravanti nell’omicidio Mattarella. Nemmeno il richiamo del pm Gustapane – “purtroppo Falcone è morto” – ha potuto smorzare la teste, che tornerà in aula a testimoniare il prossimo mercoledì 6 di giugno.

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