2 Agosto. “Arrivare ai mandanti è possibile. La volontà adesso c’è”

Bologna, 2 ago.  – Una “disumana ferocia incancellabile dalla memoria degli italiani e dalla storia della Repubblica”, è stata quella con cui la bomba scoppiata il 2 agosto 1980 in stazione ha ucciso 85 persone e ne ha ferite oltre 200. Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno risuonato in una Piazza Medaglie d’Oro più affollata del solito, chiudendo le celebrazioni per il 39esimo anniversario della strage. “Le istituzioni sono riuscite a definire una verità giudiziaria, condannando gli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato”.

Zone d’ombra sulle quali si sta cercando nuovamente di far luce, sia attraverso il processo in corso a carico dell’ex terrorista nero Gilberto Cavallini, accusato di aver fornito supporto a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, già condannati in via definitiva quali esecutori materiali; sia attraverso l’inchiesta aperta dalla Procura generale sui mandanti, ancora ignoti, e per la quale risultano già iscritti nel registro degli indagati nomi come quello di Paolo Bellini, primula nera e informatore dei servizi, sospettato di concorso, e Quintino Spella, ex generale dei servizi segreti, ex capo del Sisde di Padova, accusato del reato di depistaggio.

La giornata si era aperta alle 6 con l’arrivo delle staffette da tutta Italia in Montagnola, per poi spostarsi in Palazzo d’Accursio, dove alle 8.15 i familiari delle vittime hanno incontrato le autorità. “La magistratura si sta muovendo con grande impegno, competenza e professionalità”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ritornato per il secondo anno di fila. Nel corso del suo intervento nella sala del Consiglio comunale, il ministro si è rivolto ai familiari delle vittime, ringraziandoli per permettergli di essere a Bologna “nonostante la negligenza decennale dello Stato”, per fare un primo punto sullo stato di avanzamento della digitalizzazione e desecretazione degli atti coperti dal segreto di Stato.

      Alfonso Bonafede

Poco prima, la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni del M5S aveva precisato che è in corso “l’iter per rendere conoscibili documenti ancora classificati e rendere fruibili quelli pubblici”, mentre alla presidenza del Consiglio si è “aperto un tavolo sulla declassificazione dei documenti sensibili” presieduto dal sottosegretario Vito Crimi. Presenti a Palazzo d’Accursio anche il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini, monsignor Matteo Maria Zuppi e le autorità locali, tra cui il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il Prefetto Patrizia Impresa. Subito dopo, la partenza del corteo da piazza del Nettuno che ha attraversato via Indipendenza fino ad arrivare al piazzale antistante la stazione centrale.

      Stefano Bonaccini 2 agosto

Il presidente dell’associazione tra i familiari delle vittime Paolo Bolognesi ha mostrato una rinnovata fiducia, sia intervenendo alle 8.30 in Palazzo d’Accursio sia nel discorso tenuto in Piazza Medaglie d’Oro. “Arrivare ai mandanti è possibile. Basta che ci sia la volontà di farlo e questa volontà adesso c’è”. Passi avanti dunque, ma anche avvertimenti, perché il rischio depistaggi rimane alto. Per questo Bolognesi ha ribadito che la desecretazione degli atti dovrà riguardare tutte le stragi: “La desecretazione degli atti deve essere fatta in modo globale, partendo da piazza Fontana e arrivando oltre Bologna, non solo questa o quella strage. Potrebbe essere un motivo di depistaggio”, ha chiarito, facendo riferimento alla proposta dei parlamentari di Fratelli d’Italia di istituire una commissione d’inchiesta.

Di depistaggio ha poi parlato anche il sindaco metropolitano Virginio Merola: “Noi non ci faremo depistare”, ha dichiarato, commosso, subito dopo il minuto di silenzio scattato come ogni anno alle 10.25. “Noi non vogliamo più essere l’eccezione. Ci piacerebbe che l’impegno che qui mettiamo per la ricerca di verità e giustizia fosse la regola in tutta Italia. E infine, rivolgendosi al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e alla vice presidente della Camera Maria Edera Spadoni, ha domandato: “Dove la trovate una città così? Persone che dopo 39 anni si ritrovano sempre più numerose a ribadire il proprio senso civico, la solidarietà e la volontà di giustizia. Dove la trovate? Questo siamo noi bolognesi e questo diciamo con i fatti ogni anno”.

Quasi a confermare le parole del sindaco sembrano quelle del figlio di Irma Ferretti in Mannocci, morta nella strage a 53 anni, che arriva ogni anno da Livorno: per lui la vicinanza della popolazione bolognese ai familiari delle vittime “è una cosa unica, si vive solo qua“.

      Mannocci

Tra le persone presenti in piazza anche dei giovani ragazzi e ragazze di Novi di Modena che hanno partecipato con Sonia Zanotti alla staffetta dal Brennero. Erano in piazza con l’assessora all’istruzione Elisa Montanari

      Uno dei ragazzi di Novi di Modena

 

      Assessora all'istruzione di Novi di Modena, Elisa Montanari

Il corteo è stato aperto quest’anno dal bus 37, simbolo dell’impegno civile della città durante i soccorsi di quel giorno. “Abbiamo l’onore di condurre questo simbolo e di condividerlo con i bolognesi e non solo” dice Giorgio Lenzarini, capo del deposito Tper in via Battindarno che racconta come è stato rimesso in piedi l’autobus: “I pezzi di ricambio non si acquistano, vanno ricostruiti”.

      Giorgio Lenzarini capo del deposito Tper in via Battindarno

Tra i corridori delle venti staffette podistiche che convergono su Bologna il 2 agosto ci sono anche molti ferrovieri ed ex ferrovieri.

      Giorgio Monari, ex ferroviere e staffetta

Roberta Cristofori e Damiana Aguiari

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