A Bologna Zuppi parte dagli ultimi: “Solidarietà e accoglienza, perché chiudersi fa male”


Bologna, 12 dic. – Prima del bagno di folla sotto le Due Torri, dell’insediamento in San Petronio e dell’apertura della porta Giubileo, prima di tutto questo Matteo Maria Zuppi ha deciso di iniziare la giornata del suo insediamento partendo dalla periferia della città. Per il nuovo arcivescovo, scelto per Bologna da Papa Bergoglio, il primo giorno sotto le Due Torri inizia con una visita alla Casa delle Carità di Borgo Panigale dove ha pranzato assieme ai disabili, un incontro con i migranti ospitati a Villa Pallavicini, una visita agli anziani e alle giovani coppie del Villaggio della Speranza. Per tutti un sorriso, un abbraccio, un bacio, e tante parole, semplici e dirette. “Sono buone queste tagliatelle, quasi quasi resto a Bologna”, dice scherzando alle cuoche della Casa della Carità. “Ma dimmi subito qual è il tuo segreto”, domanda a una signora in là con l’età. A un giovanissimo migrante del Mali chiede gli auricolari, “così mi fai sentire che musica ascolti”. “Il mio impegno – dice ai cronisti - sarà quello della solidarietà, su questo cercherò di fare tutto il possibile perché nella solidarietà possiamo affrontare i problemi che tutti vivono”. Una scelta simbolica dunque, quella di partire da disabili, anziani emigranti, che Zuppi ribadirà nel suo discorso di insediamento, con l’invito ad accogliere “i nuovi italiani”, i senza casa, i disoccupati.

Poi, dopo gli incontri della mattinata, la visita non scontata alla Stazione centrale di Bologna per ricordare la strage del 2 Agosto 1980. “Il diritto e l’impegno per la verità non potrà alleviare il dolore, ma è un dovere verso di loro”, dice Zuppi indicando i nomi delle vittime sulla parete della sala d’aspetto dove scoppiò la bomba che fece 85 morti e 200 feriti. Infine, dopo una visita ai bimbi del reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale Sant’Orsola, la presentazione sotto le due torri. “Buonasera”, dice scendendo dall’auto di fronte a migliaia di bolognesi arrivati per vederlo, acclamarlo, stringergli la mano. E’ il popolo della Chiesa. Si vedono gli scout, le bandiere di Azione Cattolica, gli striscioni degli insegnanti di religione e quello della comunità Papa Giovanni XXIII, le parrocchie che si sono organizzate per accogliere il loro pastore e i giovani della Diocesi, che cantano e suonano sul palco sotto le torri. Scortato dai poliziotti e circondato dalla folla, Zuppi percorre a piedi tutta via Rizzoli. Sorride, accarezza i bimbi, stringe mani, si ferma a scambiare due parole con i disabili.  “Lei è un dono”, gli dice una signora. “Speriamo”, risponde lui. La processione dalle Due Torri a piazza Maggiore è lentissima, dura circa 40 minuti con il servizio d’ordine che fa fatica a tenere le distanze tra l’arcivescovo e la folla. Arrivato in San Petronio, dal sagrato della basilica Zuppi si volta a salutare la piazza che lo applaude. Allarga le braccia e fa un gesto indicando il cielo, come a chiedere un aiuto dall’alto.

“Sarà sicuramente più aperto del vecchio arcivescovo Caffarra”,  commenta una signora sulla mezza età. “Porterà idee nuove, e poi è umile”, dice un’altra donna. Non intimorisce Zuppi, dice “ciao” a chi lo saluta, non è austero come il suo precedessore Carlo Caffarra, negli ultimi anni impegnato in una battaglia oscurantista contro il popolo lgbt, una stagione che col nuovo arcivescovo potrebbe essere archiviata. Per la Chiesa di Bologna sicuramente si apre una pagina tutta nuova, e la conferma arriva da Monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale della Curia bolognese. La Chiesa di Bologna che guiderà Zuppi, spiega Silvagni,  “è consapevole dell’urgenza di profonde riforme, di una vera e propria conversione pastorale, come il vescovo Carlo ci ha sempre più ripetuto: ce lo chiedono i tempi, le contingenze, ce lo chiede il mondo in cui viviamo”.

don zuppi

Il discorso di insediamento. “La chiesa nella città non è un fortino distante dalla strada, ma è una presenza prossima, oserei dire materna, che si unisce al cammino, a volte tanto faticoso per molti in questi tempi di crisi e di paura. Le nuove sfide chiedono risposte nuove a tutti noi”. Con queste parole, pronunciate oggi pomeriggio nella basilica di San Petronio, il nuovo arcivescovo Matteo Maria Zuppi saluta ufficialmente per la prima volta Bologna. Parole che, per usare una categoria della politica, suonano come un vero e proprio programma di mandato. Bologna, continua Zuppi, “è nota per i portici che fisicamente favoriscono l’accoglienza e il desiderio di mettere in relazione. I portici proteggono tutti, specialmente i più deboli, coloro i cui passi sono diventati incerti”. E allora l’arcivescovo invita a cominciare “da loro, dai nuovi italiani“, perché per Zuppi è ora di smetterla di “chiamare stranieri i compagni di classe che crescono con noi”. E ancora, Zuppi cita “chi non ha casa, chi è vittima della tortura della solitudine, chi è smarrito nel mondo della disoccupazione, specialmente i più giovani, chi cerca futuro e protezione perché scappa dalla guerra, le cui sofferenze voi ben conoscete”. Insomma, insiste l’arcivescovo, “cominciamo da quei tanti che sono sulle panchine per i quali possiamo noi trovare il modo di dargli le carezze di cui hanno bisogno, come cantava il poeta. E in realtà ‘a modo mio’ ne abbiamo bisogno tutti, come anche di pregare Dio”, chiosa Zuppi citando Lucio Dalla. Poi l’omaggio alla città, dove “trovo un umanesimo e un’intelligenza sapiente che ha tanto da donare, direi deve donare, ad un mondo spesso imbarbarito, violento, che urla invece di pensare, che cura l’apparenza e disprezza il contenuto”. Un mondo “complesso e minaccioso – avverte Zuppi- chiede cuori intelligenti e tanta solidarietà, possibile sempre a tutti, indispensabile per tutti. Ringrazio allora per questa città, così bella, certo con tante sofferenze, ma anche con tanta ricchezza”. E poi lancia un primo monito. “Chiudersi, per proteggersi o per banale egoismo, fa male a tutti- avverte- alla chiesa, alle singole persone e anche a questa casa comune che è la città. Papa Francesco lo ripete continuamente. Chiudendoci nelle case o nei palazzi o in noi stessi ci ammaliamo”. Citando il Concilio Vaticano II, Zuppi invita a non avere paura e a guardare il mondo di oggi “senza ipocrisie”. E avverte: “Il pericolo che ci minaccia è credersi puri perché non ci sporchiamo le mani. Il pericolo è l’indifferenza, il pensarsi isole, il guardare la realtà da spettatori, magari raffinati critici e attenti giudiconi”.

zuppi matteo

La biografia del nuovo arcivescovo. Maria Zuppi, ricorda la Santa Sede, è nato a Roma l’11 ottobre 1955 e dal 2000 al 2012 è stato  assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio. Nel 1992 ha partecipato ai negoziati di pace in Mozambico assieme al fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, poi diventato ministro per la cooperazione del governo Monti, e all’allora deputato socialista Mario Raffaelli, oggi presidente dell’ong Amref. Per la sua opera di mediazione Zuppi è stato nominato cittadino onorario del Mozambico.Ex parroco di Santa Maria in Trastevere, è conosciuto per l’attività in favore dei più poveri, degli immigrati, dei rom. Nel 1990 svolse insieme ad Andrea Riccardi, Jaime Goncalves e Mario Raffaelli il ruolo di mediatore nelle trattative che, dopo 27 mesi, portarono il 4 ottobre 1992 alla storica firma degli Accordi di pace di Roma che sancirono la fine delle ostilità in Mozambico, segnato da 17 anni di guerra civile. Per questi eventi, nel solco della “diplomazia parallela” di Sant’Egidio, Zuppi e Riccardi furono nominati cittadini onorari del Mozambico.

Il discorso del sindaco Merola. Guai a tirare per la giacca, da una parte e dall’altra, il nuovo arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi. Il sindaco Virginio Merola ribadisce così anche nella basilica di San Petronio, durante la cerimonia di insediamento di Zuppi, il concetto che gli sta a cuore e che ha già espresso nella giornata di ieri. “Rifiutiamo- mette in chiaro Merola- per quanto ci riguarda come Comune e cittadini, di interpretare il dialogo con lei, caro arcivescovo, e con i fedeli cattolici con inappropriate e maldestre categorie politiche di parte”. Sarà,  assicura il sindaco, “un dialogo basato sul rispetto dovuto all’integrità del messaggio cristiano che parla a tutti e per tutti”. Merola si dice convinto che “la collaborazione non mancherà. La città se lo aspetta, e non la deluderemo”. Il sindaco dà il benvenuto al nuovo arcivescovo “con convinzione e fiducia”, in questa “bella città che ha nella sua autentica tradizione la volontà del dialogo e della collaborazione, per aiutare le persone con un impegno comune, per trovare risposte ai bisogni e alle attese di tutta la popolazione bolognese, nessuno escluso, a partire dai più deboli: i bambini, i giovani disoccupati, gli uomini e le donne che perdono il lavoro, gli anziani bisognosi di assistenza quotidiana, gli immigrati. Affinché tutti possano sentirsi parte di una comunità accogliente e inclusiva”.

Il sindaco sottolinea poi l’esperienza di Zuppi come prete di strada, a servizio degli ultimi. “Ha testimoniato con le sue opere la capacità di essere un operatore di pace- dice Merola- un uomo del dialogo tra religioni, una persona che lavora per il bene comune”. Un’esperienza, anche nella comunità di Sant’Egidio, che “in questo momento caratterizzato da un aumento della povertà e del numero delle famiglie in difficoltà, senza reddito e senza casa, ci conforta nel lavoro che le istituzioni civili e religiose, insieme, dovranno affrontare nel solco della fraternità e vicinanza ai più poveri”. Il confronto e il dialogo con la Chiesa, aggiunge Merola, “ci renderanno sempre più consapevoli che questa nostra preziosa libertà”, scritta anche nello stemma del Comune, “fa rima con la parola responsabilità. Una libertà responsabile per guardare al futuro e a questi tempi difficili con il coraggio della speranza e con la concretezza del fare”.

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