Zerocalcare al fianco di Hobo per la #LibertàDiDimora

Bologna, 13 mag.- È di Zerocalcare il logo per la campagna #LibertàDiDimora presentata oggi in conferenza stampa dal collettivo Hobo.

L’idea è di raccogliere firme e contributi scritti o filmati sulle misure cautelari preventive e in particolare sul divieto di dimora. Il tutto verrà pubblicato in una pagina facebook, da un lato per far conoscere i contenuti giuridici di questa misura, dall’altro per scardinare e “aggredire questo dispositivo”, spiega Marianna, attivista della campagna. A livello legale però gli attivisti ancora non sanno come si muoveranno, “vedremo in corso, quindi tenete alta l’attenzione”, hanno detto.

La campagna nasce come risposta al divieto di dimora che ha colpito due loro compagni, Parvis e Loris, lo scorso 29 aprile. La misura è stata chiesta dalla Procura di Bologna in seguito allo sgombero dell’occupazione in via Filippo Re avvenuta a inizio ottobre. La stessa misura, dicono dal collettivo, sta colpendo tantissimi giovani non solo a Bologna, ma in tutta Italia.

Il divieto di dimora è un chiaro retaggio fascista, dicono, viene dal Codice Rocco che imponeva “al colpevole di un delitto contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero di un delitto commesso per motivi politici, il divieto a soggiornare in uno o più comuni o in una o più province”. È anche un insulto verso le donne, proseguono, perché quella del divieto di dimora è una misura che era stata “comminata per reati infami come le violenze domestiche contro donne e bambini”e che ora invece viene usata per reprimere il dissenso.

Al loro fianco in conferenza stampa, Andrea Fumagalli, economista eterodosso di fama, docente all’università di Pavia e fondatore di quella che fu la rete San Precario, che chiede “al personale dell’università di Bologna di prendere a cuore questa campagna perché l’università dovrebbe essere fuori da queste dinamiche di controllo politico e invece nell’ultimo periodo si sono venute a trovare forme di ordine pubblico all’interno dell’università, come dimostrato dallo sgombero dell’area universitaria occupata da Hobo, violando un’autonomia dell’insegnamento che mi sembra particolarmente grave”.

Durante la conferenza stampa, tenutasi in Piazza dei Tribunali, tra le polemiche tra la sicurezza e il collettivo a cui veniva chiesto di spostarsi dall’area protetta e la minaccia da parte della sicurezza di denunciare il giornalista che riprendeva la scena, il collettivo ha attaccato il Procuratore Aggiunto Valter Giovannini perché “non è in grado di ammettere i propri errori giudiziari” ed è “protetto dal sistema di potere del PD”. Hobo ha anche usato parole dure contro tutta la Procura bolognese, accusata di avere assunto “il ruolo di soggetto politico e morale”. Da ultimo, il collettivo ha annunciato che i due attivisti rimasti feriti il 3 maggio scorso durante le contestazioni a Renzi alla Festa dell’unità hanno avviato le pratiche per denunciare le Forze dell’Ordine e la Procura.

di Clara Vecchiato

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