“L’omosessualità non è una malattia, fermiamo chi vuole curarla”

LOGIUDICE

Bologna, 25 giu. – L’annuncio arriva dal senatore del Pd Sergio Lo Giudice: al Senato verrà depositata una proposta di legge per vietare le cosiddette terapie riparative o di conversione sui minori, le terapie cioè che pretendono di cambiare l’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone omosessuali. “Parliamo delle stesse terapie inutili e dannose che Obama ha chiesto di rendere illegali in tutti gli Usa dopo il suicidio dell’adolescente Leelah“, spiega Lo Giudice, che sta ultimando la stesura della proposta.

Leelah Alcorn, 17 enne statunitense, si è uccisa lanciandosi sotto un tir nel dicembre 2014. Aveva rivelato ai genitori di voler intraprendere un percorso di transizione per cambiare sesso e, in tutta risposta, era stata mandata da terapeuti cristiani che, ha scritto la ragazza in un messaggio d’addio, “mi ripetevano quanto fossi egoista e quanto mi sbagliassi e che avrei dovuto cercare aiuto in Dio”. Isolata e depressa, Leelah si è tolta la vita.

“Le terapie riparative sono inutili perché l’omosessualità non è una malattia, e sono anche dannose perché rischiano di produrre disagio e depressione, e in casi estremi possono indurre a compiere gesti estremi come successo alla ragazza statunitense”, spiega il senatore democratico. Per la sua proposta di legge Lo Giudice ha scelto di prendere come riferimento la normativa già in vigore in California, dove le terapie riparative condotte su persone di minore età sono vietate e costituiscono reato. “Non solo proporremo di sanzionare penalmente chi praticherà queste terapie sui minori, ma prevediamo anche la sospensione dalla professione in caso di abilitazione da parte dello Stato”. E’ quindi il caso dei medici e degli psicologi.

“Queste pratiche non devono esistere – commenta Alessandra Bernaroli – psicologi e medici che praticano le terapie riparative possono e sin da ora devono essere esclusi dai loro stessi ordini professionali, da subito, senza aspettare la politica”.

Sull’argomento l’ordine degli psicologi ha preso da tempo posizione. “L’omosessualità non è una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare. Affermare il contrario è una informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale”. E ancora: “E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna terapia riparativa dell’orientamento sessuale di una persona, quanto piuttosto lavorare insieme al proprio cliente per superare eventuali disagi connessi al proprio orientamento sessuale”.

L’ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna ha dedicato all’argomento “terapie riparative” una pagina del proprio sito. Gli psicologi di tutto il mondo, si legge, raccomandano “di affrontare il malessere accusato da alcuni omosessuali con terapie supportive, accoglienti e non giudicanti. Alla base di tale disagio ci sarebbe infatti un conflitto interno tra l’orientamento sessuale e il contesto socio-culturale cui la persona appartiene – spesso tuttora affetto da discriminazioni e disapprovazione sociale – in grado di indurre nell’individuo uno stato di omofobia interiorizzata che svaluta pesantemente l’immagine che ha di sé, causando imbarazzo, vergogna, colpa e tendenze suicide. Diventa allora eticamente necessario per i professionisti indirizzare la persona verso la consapevolezza di tale conflitto, aiutandola a superarlo e così liberarla da condizionamenti inconsapevoli e autodistruttivi”.

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