Viaggiare nello spazio con lo showcase di Capitano Merletti

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28 gen. – “Io sono uno che scrive canzoni sin da quando ero giovanissimo, e sono sempre finite nei gruppi in cui suonavo: alcune non hanno patria, forse perché troppo personali per essere proposte in certi momenti della vita, e rimangono nel cassetto. Poi queste canzoni tornano, si rifanno presenti e chiedono di uscire. Sono canzoni più emotive, a fior di pelle: ci ho messo anni per capire che potevo interpretarle. Il mio essere solista non è stato un progetto: è accaduto naturalmente”: così ai nostri microfoni Alessandro Antonel, in Maya Galattici e Chinaski, spiega qual è il compito, per così dire, del suo “alter ego” Capitano Merletti. Sotto questo nome Alessandro ha pubblicato l’anno scorso un bell’album che mischia folk e psichedelia, intitolato Watch Out for Satellites and Asteroids, che conferma la passione “spaziale” del musicista veneto.

“Il disco è nato come raccolta di queste canzoni, ma mentre lo facevo ho scritto altri brani che sono diventati un collegamento tra passato e presente, con un songwriting più maturo: alcune di questi andranno a comporre un prossimo lavoro, intitolato Medusa: the Universe Becomes Transparent, che è una fase del Big Bang“: questo nuovo album conterrà anche “Telephone”, la seconda traccia che Alessandro ha suonato insieme al polistrumentista Jacopo Mazzer, anche lui nei Maya Galattici. La prima, invece, è tratta dal disco che abbiamo citato: le colline del titolo “On High Hills” sono solo apparentemente lontane dai temi “cosmici” del Capitano: “Lo spazio può anche essere inteso come quello che ognuno ha dentro, ma di cui non si ha esperienza. Uno spazio che ha affinità con la percezione del reale. L’immaginazione è qualcosa che si proietta nello spazio, anche se non fisicamente: probabilmente Capitano Merletti è nato quando avevo sei o sette anni, ero nel mio letto e immaginavo l’Universo, mi ponevo le domande fondamentali sull’esistenza. E le colline sono qualcosa che vedi, di cui hai percezione nel quotidiano e nel reale: ma possono essere superate dall’arte, dalla musica o da qualsiasi cosa ti faccia viaggiare con l’immaginazione.”

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