Vaccini. In provincia di Bologna il primo caso di famiglia che dice ‘no’ alla legge regionale

Bologna, 21 mar. – In provincia di Bologna arriva il primo caso di famiglia che dice ‘no’ alla legge regionale 19 del 25 novembre 2016, il provvedimento che introduce come requisito d’accesso ai nidi pubblici e privati “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”. Quindi l’aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B. Il caso, il primo nel bolognese, si è verificato a San Pietro in Casale, una trentina di chilometri da Bologna e, promettono i genitori del comitato VACCipiaNo, potrebbe essere il primo di una lunga serie. “La famiglia ritiene che il rischio vaccinale sia molto più alto del beneficio“, spiega la vicesindaca e assessora alla scuola Raffaella Raimondi. “Ma io – aggiunge Raimondi – ho una comunità da tutelare. La legge regionale è categorica, non possiamo ammettere questo bimbo nel nostro nido“. Il caso riguarda un bimbo già iscritto al primo anno del nido comunale di San Pietro in Casale, e che a settembre dovrebbe iniziare il secondo anno. La famiglia, che non l’ha fatto vaccinare, ha chiesto comunque l’ammissione. Se nulla cambierà, e l’amministrazione resterà ferma sulle proprie posizioni, il comitato Vaccipiano annuncia un ricorso al Tar per chiedere comunque l’ammissione. Centinaia di famiglie a Bologna – hanno detto i genitori del comitato – vengono poste sotto il ricatto di scegliere tra un diritto fondamentale come l’asilo nido e il diritto sancito dalla convenzione di Oviedo a scegliere autonomamente sulla salute dei propri figli”.

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I genitori di Vaccipiano nel frattempo hanno trovato una sponda politica nel Movimento 5 Stelle bolognese. La consigliera comunale dei 5 Stelle Elena Foresti ha incontrato i genitori di Vaccipiano. “Chiedono solo di essere ascoltati – ha spiegato a Palazzo d’Accursio – di avere risposte ai dubbi che hanno sollevato e una maggiore trasparenza delle informazioni. Tra le preoccupazioni emerse dai genitori, una riguarda le tempistiche delle somministrazioni. I bambini che a settembre avranno 12 mesi, hanno 6 mesi a partire da oggi per fare 2 somministrazioni, se i genitori scelgono i vaccini comprensivi dei facoltativi, oppure 6 somministrazioni se decidono di fare solo quelli obbligatori (6 buchi) in 6 mesi.È chiaro e di buon senso l’idea che ricevere dall’Asl una dichiarazione scritta sulla sicurezza dei richiami anche se fatti a così poca distanza l’uno dall’altro, placherebbe molte ansie ed eviterebbe certe amplificazioni. Questi genitori inoltre lamentano di non ricevere i bugiardini prima delle vaccinazioni e la mancanza di anamnesi prevaccinale”.

Foresti dice di aver presenziato all’incontro di Vaccipiano e lì ascoltato preoccupazioni “perlopiù ragionevoli”. “Chiaramente – specifica Foresti – non siamo contro i vaccini, tutti i nostri figli sono stati vaccinati, ma riteniamo sia indispensabile, soprattutto oggi visto l’obbligo delle vaccinazioni per accedere ai nidi, che vengano date chiare e trasparenti informazioni per permettere una scelta consapevole e serena”. Il Movimento 5 Stelle chiederà una udienza conoscitiva sul tema vaccini obbligatori invitando i gruppi di genitori interessati, referenti Asl territoriali e regionali e i dirigenti di Istituzione Educazione Scuola.

All’incontro di domenica dei genitori di Vaccipiano tra gli ospiti anche esponenti di note associazioni anti-vaccino. C’era il Comilva, che combatte per l’obiezione di coscienza sui vaccini, la LOV – Liberi dall’Obbligo Vaccinale e il dott. Mario Miedico, secondo il quale è un’opinione da dimostrare che nei “paesi industrialmente avanzati i benefici dei vaccini siano tutt’ora maggiori dei rischi”.

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