Ustica. 35 anni a chiedersi “chi e perché?”

ustica-2015

Bologna, 27 giu. – Era il 27 giugno 1980, 35 anni anni fa veniva abbattuto nei cieli di Ustica il DC9 Itavia, 81 morti.
Ciò che accadde è acclarato: un’azione di guerra in tempo di pace nei cieli italiani. Il Dc9 Itavia è stato colpito da un missile. Ma chi e perché ha lanciato quel missile? La domanda non ha ancora una risposta benché sentenze della Cassazione civile hanno riconosciuto riconoscimenti ai familiari delle vittime, condannando i Ministeri della Giustizia e dei Trasporti per non aver fatto abbastanza per prevenire il disastro e per aver ostacolato l’accertamento della verità.

E’ ancora questa richiesta di verità a fare da sfondo alla commemorazione della Strage oggi a Bologna. I parenti delle vittime hanno incontrato le istituzioni in Consiglio Comunale.

La corrispondenza di Giusi Marcante parte dall’intervista a Daria Bonfietti, presidente dell’associazione familiari delle vittime di Ustica.

In questi 35 lunghi anni “siamo consapevoli come cittadini di aver fatto fino in fondo il nostro dovere, di aver svolto un ruolo significativo per la democrazia di questo Paese, di aver contribuito a far luce su una vicenda terribile per la vita della Nazione”, ha detto Bonfietti. Per questo, oggi i parenti delle vittime di Ustica chiedono che “davvero si volti pagina e si dia inizio a una stagione di completa verità'”. Cambiare pagina è una richiesta che Bonfietti ripete più volte, con forza, e che in un passaggio in particolare viene applaudita. Quando la presidente esorta a prendere “atto delle sentenze pronunciate, che devono essere rispettate da tutti, anche da quelli seduti in Parlamento. Ce lo hanno sempre chiesto e noi lo abbiamo sempre fatto: finché il giudice Priore nel 1999 non ha detto missile, io non ho mai usato quella parola. Quindi ognuno rispetti le regole del gioco”.

Secondo Bonfietti, inoltre, a circolare di un anno fa del premier Matteo Renzi sulla desecretazione degli atti “si sta rivelando un vero fallimento”.

“Faccio mia la stringente domanda di giustizia che sale sia dalle famiglie sia dalla coscienza civile dell’intero Paese, affinché anche a livello internazionale venga doverosamente assicurato il contributo atto a rimuovere le troppe pagine di opacità che continuano a pesare sulla nostra vita democratica e che attendono risposte”. A dirlo è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio inviato ai familiari delle vittime

Potrebbe aiutare la ricerca della verità la ratifica  della convenzione di Bruxelles del 2000 sulla cooperazione giudiziaria tra paesi dell’Ue. Il Parlamento ha 15 anni di ritardo e ci sta lavorando ora, come ha spiegato Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera.

 

5 anni fa la campagna di Radio Città del Capo: “Chi sa parli”

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.