US Girls: “Ci risolleveremo quando toccheremo il fondo”

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20 ott. – “I’m gonna hang myself to my family tree” (“Mi impiccherò al mio albero genealogico”): nella frase del ritornello di “Sororal Feelings”, non a caso posta all’inizio di Half Free, c’è il senso dell’ultimo disco della canadese Meghan Remy, firmato US Girls. Le tracce, che si muovono agili tra pop, indie, R&B, usando beat, loop e campionamenti, raccontano di rapporti familiari, parlano di genere e di questione femminile. “Non è stata una scelta consapevole”, ci ha raccontato Meg a Maps qualche ora prima di salire sul palco del Covo, venerdì scorso. “Sono argomenti a cui penso, che affronto nella vita di tutti i giorni, ma molte delle storie che racconto nel disco derivano da personaggi che ho incontrato nelle mie letture“. In particolare la traccia citata è ispirata al romanzo di Michael Ondaatje Buddy Bolden’s Blues, la storia di una prostituta che si innamora di un jazzista e lo sposa, per poi scoprire che lui era già andato a letto con tutte le sue sorelle, prostitute anche esse.

Un album, quello pubblicato dalla 4AD un mese fa, che ci ha ricordato molto Apocalypse, Girl di Jenny Hval, già disco della settimana di Maps, per i temi e per l’approccio variegato alla materia. Anche l’artista danese, per parlare di famiglia, genere e femminilità, usa la musica in modo libero e creativo, inserendo anche numerose parti parlate tra e dentro le canzoni: “La ammiro moltissimo”, ci ha confessato Meghan, che ha inserito nel suo album anche una sorta di “mini-pièce” per raccontare i rapporti madre/figlia, in “Telephone Play No. 1”. “Si tratta di una sorta di mini-commedia registrata al telefono tra me e mia cognata, derivata da un mio interesse verso il teatro sperimentale.”

Un approcci impegnato, temi affrontati da persone diverse in una sorta di coscienza collettiva, ma i tempi sono cambiati: “Non siamo negli anni ’60 o ’70, quando ci si riuniva e si scendeva in piazza per protestare, quando c’era attivismo. Oggi siamo tutti distratti da smartphone e Facebook e anche quando vogliamo fare qualcosa siamo sempre troppo occupati. C’è coscienza di quello che accade nel mondo, ma siamo tutti concentrati su noi stessi, me compresa. Non ci sarà alcun movimento o azione vera fino a che non toccheremo il fondo e saremo quindi costretti a muoverci.”

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