Uomini sull’orlo di una crisi di nervi

Alla fine ha perso l’aplomb anche il Cardinal Caffarra. Saranno i soldi alle scuole cattoliche  private che non arrivano, o le delusioni per l’amico Renzo Menarini, a cui non fanno fare il nuovo stadio, nonostante lo abbia chiesto a gran voce Monsignor Biffi.

Oppure è stato il crocefisso così assente da tante scuole statali e comunali a far saltare i  nervi al Cardinale e a tutta la Curia, che domenica scorsa non si sono più tenuti e hanno esternato tutto il loro disappunto. Obiettivo degli strali, oltre alla sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, è la rassegna Gender Bender: un bersaglio piuttosto  scontato, quasi fosse la vittima sacrificale ideale per poter esternare tutto il proprio sdegno.

A esprimere il pensiero del Clero bolognese è stato Stefano Andrini, in un fondo corrosivo pubblicato a pagina sei del settimanale dell’Arcidiocesi “Bologna Sette“: “Certi festival, che Bologna continua ad ospitare – scrive Andrini – sono il «Grande fratello» di una sinistra che ha smarrito la sua identità popolare (il vecchio Pci, moralista quanto e più della stessa Democrazia cristiana, non avrebbe mai tollerato certe performance contro natura e tanto meno avrebbe approvato, come hanno fatto due assessori del Comune, un titolo blasfemo) e perciò naviga sul Titanic di un relativismo nichilista.

E fin qui tutto bene, un elogio del bel tempo antico in cui la chiesa rossa rispettava quella bianca. Nostalgia canaglia. Ma è più avanti che Andrini cala l’asso di briscola:  “..c’è qualcosa di ancora più scandaloso dei contenuti di certe esibizioni che Bologna ha ospitato nei giorni scorsi. Una filosofia amministrativa trasversale (a tal punto da aver contagiato giunte di segno opposto a quella attuale) che, sotto la foglia di fico della cultura, paga nefandezze con i soldi di tutti: all’attuale festival sono andati, lo ricordiamo e vi preghiamo di prenderne buona nota, 25.000 euro dalla Regione, 12.000 euro dal Comune e 2000 dalla Provincia. «Soldi spesi bene» ha commentato l’assessore regionale alla cultura. E a noi vengono i brividi. Pensando alla crisi economica, alle famiglie che non arrivano a fine mese, ai poveri in aumento, ai «non possumus» di chi dice che a causa della crisi non si riescono a trovare ulteriori risorse per le materne paritarie. Ci consentano i lettori un po’ di sano populismo. I cassintegrati, i precari, chi non sa come sbarcare il lunario, portino le loro bollette e i loro affitti da pagare agli assessorati alla cultura regionali, comunali e provinciali. Scommettiamo che da tutti si sentiranno rispondere: bambole non c’è una lira (pardon, un euro)?

A questo punto viene da proporre ad Andrini e a tutta la Curia un patto: ok, rinunciamo pure a versare il contributo complessivo di 39.000 euro a Gender Bender (apriremo per loro una sottoscrizione volontaria). In cambio però il Comune applichi l’ICI a tutti gli immobili della Curia non adibiti a luogo di Culto, non rinnovi più alcuna convenzione con le scuole private cattoliche dedicando quelle risorse a potenziare le scuole pubbliche e, già che ci siamo, si faccia portatore di un principio: proporre che col nuovo federalismo scolastico gli insegnanti di religione previsti dai patti concordatari se li paghi la Curia, così i fondi risparmiati saranno utilizzati dai comuni per garantire più insegnanti di ruolo e di sostegno.

Affare fatto?

Paolo Soglia

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2 commenti

  1. condivido il “deal” proposto da paolo! bellissimo titolo….ciao

    Comment by Lorenza on 14/11/2009 at 15:33

  2. ok Paolo, ricordiamo ad “andrini” che Bologna è laica e libera per tradizione millenaria e tollerante per vocazione…qui è nata l’Università del libero pensiero…ma basterebbe che “andrini” si (ri)leggesse un poco di Guareschi…

    Comment by chiara on 16/11/2009 at 09:32

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