Uno Bianca. Occhipinti chiede lo sconto di pena

Bologna, 25 ago. – Marino Occhipinti, ex poliziotto della squadra mobile di Bologna, all’ergastolo per un omicidio commesso durante una rapina dalla Banda della Uno Bianca, ha chiesto uno sconto di pena. Seguendo la strada intrapresa finora senza successo da Fabio Savi, uno dei fratelli leader del gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 ha ucciso 24 persone e ne ha ferite cento tra Bologna, la Romagna e le Marche, Occhipinti ha presentato un’istanza alla Corte di Assise per poter beneficiare a posteriori del rito abbreviato, commutando così la condanna a 30 anni. Dal 2012 è in semilibertà, detenuto a Padova: se la domanda venisse accolta, uscirebbe dal carcere. Occhipinti sarebbe il primo ergastolano della banda ad essere scarcerato. Un’eventualità che non piace ai familiari delle vittime della banda. Tutta la contrarietà è espressa da Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione che raggruppa i parenti: “Io Occhipinti non lo perdono. E’ un assassino ed è stato zitto sette anni. Sapeva quello che facevano e se avesse parlato poteva salvare tante vite. Forse anche mio marito si sarebbe salvato”. Primo Zecchi fu testimone di una rapina e fu ucciso il 6 ottobre 1990. L’omicidio della giovane guardia giurata Carlo Beccari, per cui è stato condannato Occhipinti, risale al 19 febbraio 1988, durante un assalto ad una Coop, a Casalecchio di Reno. La richiesta di poter godere ex post dei diritti del rito abbreviato si richiama alla ‘sentenza Scoppola’ della Corte europea dei diritti dell’uomo. Negli scorsi mesi Fabio Savi detto ‘Il lungo’, l’unico non poliziotto della Banda, ha inoltrato l’istanza, ma il collegio dell’Assise di Bologna l’ha rigettata. Questo perché nel corso dei processi Savi non chiese mai l’abbreviato. Ora ha fatto ricorso in Cassazione. Occhipinti, assistito dall’avvocato Milena Micele, punta sul fatto che l’abbreviato, nel suo caso, fu chiesto, invano, durante il processo in Cassazione. L’udienza non è ancora stata fissata e dovrà esserci il parere dell’accusa, anche se non è chiaro se della vicenda si occuperà la Procura ordinaria o la Procura generale. Nel caso di Fabio Savi il procuratore aggiunto Valter Giovannini, lo stesso Pm che condusse le indagini sulla banda e seguì i processi a Bologna, si pronunciò chiedendo che la domanda venisse dichiarata inammissibile.

(ANSA)

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